Cannes: “Tanzanite”, il thriller futuristico al femminile

Diretto dalla cineasta svizzero-ruandese Kantarama Gahigiri il film è ambientato nel 2045 a Nairobi e racconta di una milizia di sole donne pronta a difendere la città grazie alle proprietà salvifiche della tanzanite.

Orange Studio ha appena presentato alla Fabrique Cinéma di Cannes Tanzanite, un thriller incentrato sulle donne e diretto dalla cineasta svizzero-ruandese Kantarama Gahigiri. Il film, si legge su Variety, è ambientato nel 2045 a Nairobi, Kenya, una città senza legge dove le temperature sono diventate pericolosamente alte e il governo ha imposto un coprifuoco per domare i disordini della birra. Un giorno, una brillante e vivace ragazza di 11 anni che lavora in una miniera illegale scopre una preziosa gemma di tanzanite, che si ritiene detenga l’anima della regione e offra speranza e protezione al suo portatore. Ma la scoperta della gemma scatena una lotta per possederla e sfruttarne i poteri, contrapponendo un leader di culto psicopatico e il suo esercito privato contro una milizia di sole donne e un detective alla fine della sua carriera.

Tanzanite è coprodotto da Urucu Media (The Wound, This Is Not a Burial, It’s a Resurrection) e Close Up Films (Sing Me a Song, The Swallows of Kabul), con sviluppo finanziamenti da Orange Studio e Migros in Svizzera. Il film è scirtto a quattro mani da Gahigiri e dal regista e sceneggiatore ruandese Kivu Ruhorahoza (“Gray Matter”), con il supporto della Realness African Screenwriters Residency.

Il film è ambientato all’indomani del cosiddetto “Grande Crollo”, che esamina l’Africa orientale attraverso l’obiettivo del cambiamento climatico e delle politiche economiche neoliberali, che stanno già mettendo a dura prova la regione di oggi. Gahigiri racconta a Variety di essere stata ispirata da varie influenze, tra cui le opere di scrittori come Aldous Huxley e il romanziere di fantascienza nigeriano Nnedi Okorafor, “Mad Max: Fury Road” ecc.

Ma al di là dei suoi tratti futuristici, Tanzanite è pensata per essere «un viaggio avvincente ed emotivo» su un detective di 36 anni, Machachari che, nonostante il suo aspetto indurito, è profondamente influenzato dall’ingiustizia e dalla violenza contro cui ogni giorno è testimone all’interno della sua comunità.

La regista è cresciuta tra Ruanda e Svizzera: «Sono stata fortunata perché avere due diverse prospettive diverse mi ha permesso di raccontare meglio ciò che vedo. Penso che mi permetta anche di avere un approccio più globale, obiettivo».