Capri-Revolution, la recensione del nuovo film di Mario Martone

Italia, 2018 Regia Mario Martone Interpreti Marianna Fontana, Reinout Scholten van Aschat, Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro, Jenna Thiam, Ludovico Girardello, Eduardo Scarpetta, Lola Klamroth, Maximilian Dirr, Donatella Finocchiaro Distribuzione 01 Distribution Durata 2h e 2′

Al cinema dal 20 dicembre

LA STORIA – Anno 1914, vigilia della Grande Guerra e anche l’isola di Capri vive i suoi fermenti, tra rivoluzionari russi in esilio, dottori socialisti che non vedono l’ora che scoppi la guerra proletaria e una comunità proto-hippie libertario pacifista riunita tutta intorno alla figura del carismatico artista Seybu, ieratica figura che propone la supremazia dell’arte attraverso la compenetrazione-comprensione della natura. Se gli isolani un po’ lo sbeffeggiano un po’ si scandalizzano (“maledetti, ci stanno quei diavoli maledetti!”), la giovane capraia analfabeta Lucia ne rimane conquistata (“E’ vero che site nu diavolo?” “Non sono un diavolo, sono un pittore”). Sarà l’inizio della sua crescita culturale e personale.

L’OPINIONE – Dichiaratamente terzo capitolo di una trilogia che rilegge il passato con gli occhiali del presente, immettendovi problematiche e sottolineature contemporanee (assieme a Noi credevamo e Il giovane favoloso), il film trae molto libera ispirazione dalla vita del pittore tardo-simbolista Karl Diefenbach che a Capri creò una sorta di Comune (ispirata anche all’analoga ticinese del Monte Verità) che durò dal 1900 al 1913 (anno della sua morte). Mario Martone “manipola” e adatta la vicenda ai suoi scopi, aggiungendovi le sue conoscenze teatrali (come non pensare al gruppo d’avanguardia dei ’60, il Living Theatre?), il pensiero ecologico politico di Joseph Beuys, le coreografie di Raffaella Giordano e le musiche contemporanee finto primitive, stranianti e suggestive, di Sascha Ring e Philipp Thimm (premiate all’ultima Mostra di Venezia).

Il progetto è luminoso come la luce dell’isola e denso e articolato come la notevole intelligenza artistica di Martone. Impossibile non cogliere nei dialoghi tra Carlo, il dottorino progressista e materialista (Angelo Folletto) e il guru Seybu (il purtroppo non travolgente Reinout Scholten Van Ashat, nonostante le tuniche all’aria vagamente alla Jesus), i conflitti che hanno contrapposto e contrappongono le due anime della sinistra (con le loro contraddizioni a volte fatali): “confidiamo nella scienza” ribadisce il dottore (che è anche un interventista convinto a dispetto della linea politica socialista!) a chi mormora “confidiamo nella Madonna dotto’!”; “siam venuti per creare un modello sociale diverso e ora esiste” predica Seybu (che non riesce a impedire che all’interno del suo gruppo nascano fanatismi pagan-nietzschiani).

Tanta carne al fuoco minaccia peraltro di bruciacchiarsi. Infatti alcuni personaggi quasi deragliano nel loro simbolismo verso la macchietta, ma in compenso ogni ripresa gode di una luce meravigliosa e i momenti in cui bellezza della visione e lucidità del contenuto si sposano non mancano, con una protagonista che è splendida per fisicità, impatto fotogenico e grinta. Del resto Marianna Fontana non si può dire propriamente una scoperta, l’avevamo già notata e ammirata in Indivisibili (attaccata alla sorella gemella Angela).