“CAPTAIN AMERICA: CIVIL WAR”: CAPOLAVORO O BOIATA PAZZESCA?

Id. Usa, 2016 Regia Anthony e Joe Russo Interpreti Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Anthony Mackie, Don Cheadle, Jeremy Renner, Chadwick Boseman, Paul Bettany, Elizabeth Olsen, Paul Rudd, Tom Holland Distribuzione Walt Disney Durata 2h e 26’

In sala dal 4 maggio

IL FATTO – Steve Rogers è al comando della nuova squadra degli Avengers, intenti a proseguire la loro lotta per salvaguardare l’umanità. Ma quando un altro incidente internazionale in cui sono coinvolti i supereroi provoca dei danni collaterali, i politici chiedono l’istituzione di un sistema di responsabilità, presieduto da un consiglio d’amministrazione che sorvegli e diriga il team. Gli Avengers si dividono in due fazioni: una è capeggiata da Steve Rogers, il quale desidera che gli Avengers rimangano liberi dalle interferenze governative, l’altra è guidata da Tony Stark, che ha deciso di sostenere il sistema di vigilanza istituito dal governo.

  CapolavoroArrivati praticamente dal nulla (se i fan della tv non si offendono perché hanno alle spalle dodici episodi pilota, dieci dei quali si sono trasformati in serie), i Russo Brothers si confermano la forza innovativa del genere supereroico, l’attesa cura ricostituente e disintossicante contro la crisi di stress, affaticamento, appagamento, ripetitività in perenne agguato, quando ormai il genere produce sette/otto film l’anno e agisce per piani quinquennali: sappiamo così che da oggi al 2020 ci saranno ventinove titoli e ne conosciamo perfino la data d’uscita, in modo da poter prenotare i biglietti… Civil War, sette albi pubblicati fra il 2006 e il 2007, è il titolo Marvel più venduto dell’ultimo decennio, scritto dallo scozzese Mark Millar (che ha ispirato i film Kick-Ass, Wanted – Scegli il tuo destino, Kingsman – Secret Service) e disegnato da Steve McNiven. Lo spunto è identico, ma gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely l’hanno semplificato, adattandolo al presente e al futuro degli Avengers. Più che Captain America 3, andrebbe catalogato come Avengers 2.5. E funziona anche da trailer per lanciare i prossimi personaggi, dal nuovo Black Panther al rinnovato Spider-Man. I Russo sono amanti dei fumetti, ma anche della sociopolitica (il padre ex giudice, ora avvocato, è un impegnato attivista), oltre a essere forse i migliori registi d’azione oggi in circolazione. La colossale baruffa all’aeroporto di Lipsia potrebbe restare a lungo insuperabile. Ma conoscono bene anche i sentimenti: molto vicino al loro cuore è il rapporto fra Captain America e Bucky Barnes, superstite come lui della seconda guerra mondiale. Anche se è stato trasformato col lavaggio del cervello nell’assassino a sangue freddo Winter Soldier, resta il suo fratello di sangue, molto più del vanesio e irascibile Iron Man.

Marco Giovannini

Boiata pazzescaPiù che il terzo episodio dedicato a Capitan America, questo Civil War è il sequel di Avergers 2: Age of Ultron, nonché prologo di film che vedranno protagonisti Black Panther e il nuovo Spider-Man nei prossimi cinque anni. Diretta dai fratelli Russo, che arrivano dalla tv e dal precedente Winter Soldier, questa nuova avventura intitolata al patriottico supereroe cinematograficamente scongelato nel 2011 (a Civil War sono dedicati sette albi pubblicati tra il 2006 e il 2007, scritti da Mark Millar e disegnati da Steve McNiven) si pone la stessa domanda del recente Batman v Superman: Dawn of Justice: chi controlla i controllori? E riflette su una questione su cui lo spettatore, di fronte alla distruzione delle città in guerra con male, si interroga da sempre: ma quei danni chi li paga? Mentre il mondo ha già i suoi problemi da risolvere, deve per giunta assistere alla lotta intestina tra i paladini del bene che si azzuffano come ragazzini tra la polvere. Il che porta dritti a una serie di considerazioni sociopolitiche di grande attualità, perché il sospetto è, come nel mondo reale, che questa ossessione per la sicurezza e la protezione sia all’origine delle minacce che ci colpiscono. La politica continua a essere molto presente nelle storie di Capitan America, in cui si parla di un governo che strumentalizza i suoi soldati mandandoli a morire in guerre assurde, e che non si prende cura di chi dovrebbe tutelare. Però dopo anni di inseguimenti, lotte, scontri, rese dei conti in casa Marvel, lo schema comincia a mostrare la corda e quella del déjà-vu non è più solo una sensazione. Tutto quello che scorre sullo schermo, sebbene mirabilmente realizzato, rischia di essere dimenticato in fretta. Tutto tranne l’esilarante, irresistibile incontro tra Tony Stark e il giovanissimo Spider-Man, baby Spider, poco più di un ragazzino, ansioso di misurarsi con un universo di eroi più grandi e iconici di lui. L’unico momento in cui le creature Marvel ritrovano l’ironia perduta.

Alessandra De Luca