Chadwick Boseman: il commovente tributo del regista di “Black Panther”

Ryan Coogler ha pubblicato un lungo ed emozionante omaggio all'interprete di T'Challa tramite le pagine dell'Hollywood Reporter.

Chadwick Boseman e Ryan Coogler in "Black Panther" (2018)

A pochi giorni dalla scomparsa prematura di Chadwick Boseman (morto venerdì a 43 anni per un tumore al colon), alla fine è arrivato anche il tributo di Ryan Coogler. Il regista di Black Panther. ha pubblicato un lungo messaggio di commiato in cui parla anche di quanto fosse importante per lui la sua figura.

«Prima di condividere i miei pensieri sulla scomparsa del grande Chadwick Boseman, offro le mie condoglianze alla sua famiglia, che significava così tanto per lui. A sua moglie Simone, in particolare.

Ho ereditato la scelta dell’interprete di T’Challa dalla Marvel e dai Fratelli Russo. È qualcosa per la quale sarò per sempre grato. La prima volta che ho visto l’interpretazione di Chad nei panni di T’Challa, era in un montaggio non definitivo di Captain America: Civil War. Stavo decidendo se accettare o meno di dirigere Black Panther sarebbe stata la decisione giusta per me. Non dimenticherò mai quel momento, seduto in una sala di montaggio nel Disney Lot a guardare le sue scene. La sua prima scena era con Scarlett Johansson nei panni di Vedova Nera, poi, con quel titano del cinema Sudafricano John Kani, nei panni del padre di T’Challa, Re T’Chaka. È stato in quel momento che ho deciso che avrei diretto questo film. Dopo che il personaggio di Scarlett li lascia, Chad e John iniziano a conversare in un linguaggio che non conoscevo prima. Sembrava familiare, pieno degli stessi click e smack che i bambini neri fanno negli Stati Uniti. Gli stessi click che spesso vengono considerati irrispettosi o impropri. Ma avevano una musicalità che li rendeva antichi, potenti e Africani.

Nel mio incontro successivo alla visione del film, ho chiesto a uno dei produttori, Nate Moore, qualcosa di più sul linguaggio. “Ve lo siete inventato?” Nate mi ha risposto, “È Xhosa, il linguaggio nativo di John Kani. Lui e Chad hanno deciso di fare quella scena sul set, quel giorno, e noi abbiamo continuato a girare.” Ho pensato: “Ha imparato delle battute in quella lingua, quel giorno?” Non riuscivo a immaginare quanto potesse essere difficile, e anche se non avevo ancora mai incontrato Chad, ero già ammirato delle sua capacità come attore.

Successivamente ho saputo che si era parlato molto dei suoni di T’Challa nel film. La decisione di avere lo Xhosa come lingua ufficiale del Wakanda è stata avallata da Chad, nativo della Carolina del Sud, perché era in grado di imparare le sue battute in Xhosa al momento. Inoltre si era molto speso affinché il suo personaggio parlasse con un accento Africano, in modo da presentare T’Challa al pubblico come un re africano il cui dialetto non era stato conquistato dall’occidente.

Finalmente ho incontrato Chad in persona all’inizio del 2016, una volta che ho accettato di dirigere il film. Si è intrufolato tra i giornalisti che si erano riuniti per un junket di Creed, e mi ha incontrato nella green room. Abbiamo parlato delle nostre vite, gli anni che ho passato a giocare a football al college, i suo anni alla Howard a studiare regia cinematografica, la nostra visione di T’Challa e del Wakanda. Abbiamo parlato dell’ironia di come il suo ex compagno di corso alla Howard, Ta-Nehisi Coates, stesse scrivendo l’attuale arco narrativo di T’Challa per la Marvel Comics. E di come Chad conoscesse lo studente della Howard Prince Jones, il cui omicidio da parte di un poliziotto ha ispirato le memorie di Coates “Between the World and Me”».

Ho notato poi che Chad era strano. Era calmo. Sicuro. Studiava costantemente. Ma anche gentile, confortante, aveva la risata più calda del mondo, e occhi che avevano visto molto negli anni, ma potevano ancora brillare come un bambino che vedeva qualcosa per la prima volta. 

Quella fu la prima di molte conversazioni. Era una persona speciale. Spesso parlavamo dell’eredità e su ciò che significava essere africano. Quando ci preparavamo per il film, ponderava ogni decisione, ogni scelta, non solo per come si sarebbe riflettuta su di sé, ma anche su come si sarebbero riverberate. ‘Loro non sono pronti per questo, cosa stiamo facendo…’ ‘Questo è Star Wars, questo è Il signore degli anelli, ma per noi… E più grande’ Mi diceva questo mentre cercavamo di finire una scena drammatica, distribuendola sul doppio del tempo. O mentre era coperto di body painting, facendo le proprie scene di stunt-man. O si tuffava sull’acqua fredda. Io annuivo e sorridevo, ma non gli credevo, Non avevo idea se il film avesse funzionato. Non ero sicuro di sapere ciò che stavo facendo. Ma guardo indietro e capisco che Chad sapeva qualcosa che tutti noi non sapevamo. Lui stava giocando una lunga partita, tutto mentre si metteva al lavoro. E ha lavorato.

Veniva alle audizioni per il ruoli secondari, che non è cosa comune per attori protagonisti in film a grosso budget. C’era per diversi provini di M’Baku. In quelli di Winston Dude, ha trasformato una lettura di chimica in un incontro di Wrestling. Winston ha rotto il suo bracciale. In quelli di Letitia Wright per Shuri, ha rotto la propria posa reale con il suo humor caratteristico, e portava un sorriso nel volto di T’Challa che era al 100% Chad.

Mentre filmavamo il film, ci incontravamo all’ufficio o nella mia casa in affitto ad Atlanta per discutere delle battute e modi diversi di aggiungere profondità ad ogni scena. Parlavamo di costumi, pratiche militari. Lui mi ha detto ‘I wakandiani devono danzare durante le incoronazioni, Se stanno semplicemente lì con le loro lance, cosa li distingue dai romani?’ Nei primi canovacci della sceneggiatura, il personaggio di Eric Kilmonger chiedeva a T’Challa di seppellirlo in Wakanda. Chad ha sfidato questo chiedendo, e se Kilmonger avesse chiesto di essere sepolto altrove?

Chad dava molta importanza alla propria privacy e io non ero a conoscenza dei dettagli della sua malattia. Dopo che la famiglia ha rilasciato la dichiarazione, ho capito che stava vivendo con la sua malattia tutto il tempo nel quale l’ho conosciuto. Dato che era un guardiano, un capo e un uomo di fede, dignità e orgoglio, lui proteggeva i suoi collaboratori dalle proprie sofferenze. Ha vissuto una bella vita. E ha fatto grande arte. Giorno dopo giorno, anno dopo anno. È questo che lui era. Era una grande mostra di fuochi di artificio. Racconterò storia di come ero lì per alcuni dei brillanti guizzi fino alla fine dei miei giorni. Che segno incredibile che ha lasciato.

Non ho avuto un lutto così acuto prima. Ho passato gli ultimi anni a prepararmi, a immaginare e scrivere parole che lui avrebbe detto, che non saremmo stati destinati a vedere. Mi lascia distrutto sapere che non potrò guardare un altro suo primo piano sullo schermo di nuovo o andare da lui e chiedergli un altro giro.

Fa più male sapere che non possiamo avere un’altra conversazione, o FaceTime, o messaggio da scambiare. Mi mandava ricette vegetariane e suggerimenti alimentari per la mia famiglia e me da seguire durante la pandemia. Controllava me e le persone a me vicine, anche se lui aveva a che fare con la morsa del cancro. 

Nella cultura africana spesso ci riferivamo ai nostri amati che non ci sono più come antenati. A volte si è generalmente imparentati. A volte non lo si è. Io ho avuto il privilegio di dirigere le scene del personaggio di Chad, T’Challa, che comunicava con gli antenati del Wakanda. Quando eravamo in Atlanta, in un magazzino abbandonato con bluescreen e enormi luci cinematografiche, ma la performance di Chad lo ha fatto sentire reale. Penso che fosse perché dalla volta in cui lo ho incontrato, gli antenati parlavano attraverso di lui. Non è un segreto per me adesso come mai fosse così capace di ritrarre alcuni dei nostri cari. Non avevo dubbi che avrebbe vissuto e avrebbe continuato a benedirci con qualcosa di già. Ma è con il cuore in mano e un senso di profonda gratitudine per essere mai stato in sua presenza, che devo realizzare il fatto che Chad adesso è un antenato. E so che ci guarderà, finché ci incontreremo di nuovo».