CHRISTIAN DE SICA: «FACEBOOK HA CAMBIATO IL MIO RAPPORTO CON IL PUBBLICO»

La vita chic? Una gran fatica. Parola di Christian De Sica protagonista di Poveri ma ricchi di Fausto Brizzi, al cinema dal 15 dicembre, su una famiglia scalcagnata che vince alla lotteria e scopre che il lusso oggi è cambiato, e parecchio. E a cambiare sono anche le nuove abitudini che ci hanno regalato i social media, per un artista come Christian anche nel rapporto col suo pubblico: «Il web è un bel modo di tenere i contatti e di respirare le mode. Riesco a sapere cosa pensano gli spettatori. Facebook è come lasciare la luce accesa in sala per vedere se il pubblico si diverte o si annoia, è importante avere il parere delle persone comuni. Ci sono anche quelli che scrivono solo cattiverie, ma più un modo di scaricare nevrosi. Di certo i social media sono un termometro migliore di quando si andava dritti in sala». Ma De Sica i social media li usa personalmente? «Certo. Attraverso Facebook ho avuto filmati e fotografie della mia famiglia, della mia storia passata persino dal Brasile e dal Sud America. Mi scrivono da tutto il mondo che mi hanno conosciuto, mi mandano articoli di giornale». Danilo Tucci, il protagonista di Poveri ma ricchi, sulla sua bacheca invece condividerebbe certamente le sue mozzarelle, dice De Sica. E se volete sapere tutto sul film e sulla nuova trasformazione (anche fisica…) dell’attore, ecco l’intervista esclusiva del direttore di Ciak Piera Detassis.

NATALE DI LUSSO

DI PIERA DETASSIS

«Si chiedono tutti perché hanno votato Trump. Ma perché il mondo “è” Trump. Non hanno saputo né prevedere né osservare». Da sempre critico con l’intellighenzia troppo radical chic che stroncava le farse e il cinepanettone, Christian de Sica (che ha appena terminato di girare la terza serie di Mozart in the Jungle) affronta quest’anno le feste con un film-favola, Poveri ma ricchiuna sorta di “brutti sporchi e buoni” in sintonia con i tempi che mutano. Protagonista la famiglia Tucci (derivazione del cognome che faceva da titolo all’originale francese di grande successo Les Touche): mozzarellari laziali, uniti come le dita di una mano, volgari e un po’ fancazzisti, ma simpatici. Il capofamiglia è uno scapigliato Christian: «Il protagonista originale aveva questa testa riccioluta e colorata con sfumature rame, una pecora sempre in canottiera. Ho chiesto che riproducessero il suo make-up perché dovevo “sporcarmi”, io ho questa postura da cavallo senatorio, un monumento equestre come papà, è una cosa ereditaria, e non sono credibile come figlio del popolo. Sono un borghese e ce l’ho messa tutta per trasformarmi».

Il cast di Poveri ma ricchi (foto di Pietro Coccia)

Malmessi, ma piuttosto felici i Tucci compongono una variegato nucleo famigliare, e «il film inizia come una favoletta», spiega l’attore, «con “C’era una volta”. Ci sono mio cognato, nullafacente globale, Enrico Brignano, mia moglie che è la splendida Lucia Ocone, la nonna Anna Mazzamauro, una dimenticata dopo il ruolo epico nei vari Fantozzi. Tutti grandi interpreti che praticano il teatro. E poi la star social Ubaldo Pantani (di cui si ricorda per l’occasione la memorabile battuta postata su FB: “Quelli che la vittoria di #Trump è come l’incidente alla partenza in F1: ci speri ma poi ci rimani male quando scopri che c’è scappato il morto”, Ndr.)». E non mancano presenze fuori pista come Camila Raznovich e Bebo Storti o Gianmarco Tognazzi. «Un cast trasversale», insiste De Sica. «Tutto scorre su binari oliati finche esplode la bomba: i Tucci vincono 100 milioni di euro al SuperEnalotto e la loro vita cambia. Nel corso di una notte sono costretti a scappare facendo armi e bagagli per sfuggire alla notorietà, alle richieste e al fisco. E dove scelgono di andare? Se i protagonisti dell’originale si precipitavano a Montecarlo, il regno dell’ultralusso, i nostri si dirigono verso Milano che da sempre è il sogno della signora Tucci, per via delle griffe, dei nuovi grattacieli, dei ristoranti. Una città dove tutto funziona». Lo ribadisce l’attore, anche fuor di sceneggiatura, perché nella metropoli lombarda ormai è di casa, ci ha girato il film, vi abiterà due mesi per le prove e le registrazioni di Zelig e ha preso casa proprio nei pressi dell’ormai mitico Bosco Verticale. Talvolta, un po’ stanco dell’approssimazione italica, sogna di vivere in California e aprire un ristorante. Se Christian ama la metropoli lombarda, i protagonisti del film di Brizzi rimangono invece scottati dall’incontro con la città della Scala e dell’Expo. «Perché chi ha sempre sognato la ricchezza si aspetta l’oro in casa e nei bagni, un modo di vivere sopra la righe, tra borsette Vuitton e Hermès, chilate di gioielli, ristoranti gourmet e alberghi sette stelle. E invece i veri ricchi, oggi, ma specialmente a Milano, non mangiano, non esagerano, sono vegani, lottano per mantenersi in forma, girano in bicicletta o con il car-to-go, pensano all’ambiente, fanno la differenziata con le loro mani e si adoperano nella solidarietà. Un grandissima rottura e pure una delusione per i nostri poveri Tucci». Nel cast del film risultano anche Al Bano e Gabriel Garko… «Nel ruolo di se stessi. La nonna e mia moglie, grandi appassionate di tv e di fiction, se li comprano per averli sempre con sé, a disposizione. Son fatti così i Tucci, ed è un bel ribaltone proposto dal regista. In fondo sono loro, gli Al Bano e i Garko a rendere felice questa gente che non ha niente. Attenti a colpevolizzarli, perché dopo votano Trump».