Ciak Bizarro: cosa aspettarsi da “Colossal”, il film-caso con Anne Hataway

Lo scorso mese di aprile è uscito in America un autentico “Bizarro Movie”, ovvero Colossal (2017) dello spagnolo Nacho Vigalondo (fattosi notare con il discreto thriller, Open Windows, 2014), raccogliendo scarso successo al botteghino, ma un apprezzabile numero di recensioni positive (il 79 % sul sito Rotten Tomatoes). Noi di Ciak abbiamo visto il film in anteprima (la data della distribuzione in Italia non è ancora stata stabilita) e siamo rimasti invero piuttosto delusi, anche se non concordiamo con quanto scritto dal “National Review”, che lo ha definito “un serio candidato a peggior film dell’anno”.

Il fatto è che il soggetto del film è davvero goffamente strampalato: Gloria (Anne Hathaway) è una giovane donna con problemi da alcolista (ha perso lavoro e fidanzato) che decide di lasciare New York e trasferirsi nella sua cittadella natale ove ritrova il suo amico d’infanzia Oscar (Jason Sudeikis), il quale le offre un lavoro nel suo bar.

Le cose prendono una piega inspettata quando una sorta di gigantesco demone cornuto appare a Seoul, in Corea del Sud, a orari predeterminati collegati con alcune azioni di Gloria. Occorrerà attendere il sospirato finale per capire quali collegamenti ci sono tra il mostro e la donna, legati comunque a un certo trauma infantile… Ad aggiungere un tocco più marcato da “psycho-kaiju eiga” farà la sua comparsa anche un robottone gigante col quale il demone (e Gloria) dovranno fare i conti.

Il film è stato definito un mix tra “science fiction” e “black comedy”, ma in realtà non è così, mancando sia di scenari fantastici che di humor e fermandosi nei paraggi di uno pseudo-dramma psicologico che vorrebbe avvalorare i poteri creativi della mente come in un romanzo di King e generare mostri come in un qualsiasi “Godzilla movie” poco adrenalinico. Vigalondo ha definito quest’opera come la sua più “personale e ambiziosa”, ma per noi – per colpa anche di una protagonista qui legnosa e antipatica – ha mancato il bersaglio.

Ci piace ricordare allora, a distanza di sessant’anni esatti, uno dei tanti “monster movies” ancora oggi avvincente per il soggetto e per la meravigliosa creatura animata in stop motion da Ray Harryhausen: A 30 milioni di km. dalla Terra /20 Million Miles to Earth di Nathan Juran (1957) in cui un mostro di origine venusiana, ribatezzato Ymir, si ritrova addirittura in Italia e termina la sua esistenza terrena in quel di Roma, snidato da alcune bombe a mano sganciate all’altezza di Ponte Sant’Angelo e quindi costretto a inabissarsi nel Tevere.

L’ultima parola al Dr. Judson Uhl (John Zaremba): “Perché dev’essere sempre così oneroso per l’uomo muoversi dal presente al futuro?”