CIAK BIZARRO: “FRANKENSTEIN JUNIOR”, IL LIBRO CHE RACCONTA COM’È NATO UN CULT

E’ da poco uscito, tradotto anche in Italia, il libro Frankenstein Jr. – Memorie dal set e altre quisquilie di Mel Brooks con Rebecca Keegan e la prefazione di Judd Apatow, Edizioni “Sagoma” (198 pagine con foto, Euro 17,00), un’occasione di sano divertimento per conoscere retroscena, aneddoti, curiosità e bizzarrie legate al cult-movie firmato da Brooks nel 1974 e considerato da molti il capolavoro del regista-autore.

Tutto ha inizio da un ricordo d’infanzia di Mel, quando suo fratello Bernie lo portò a vedere il Frankenstein di James Whale in un cinema di Williamsburg, a Brooklyn e il futuro regista di Mezzogiorno e mezzo di fuoco e di Balle spaziali restò terrorizzato da quella visione. Quaranta anni dopo, diventato celebre per le sue parodie e le sue commedie farsesche, insieme all’amico Gene Wilder, accarezzò l’idea di una sua versione legata al classico dell’horror con protagonisti il professore e il mostro ideati da Mary Shelley, una nuova versione cinematografica che in qualche modo fosse rispettosa del film di Whale per atmosfere, ambientazioni e fotografia e nello stesso tempo avesse una personale quanto dirompente carica umoristica.

Da questa delicata alchimia e con un cast di attori in stato di grazia emerse il cult-movie ancora oggi amatissimo da vecchie e nuove generazioni. Il libro, arricchito da interviste a produttori, tecnici e attori, non solo mette in luce la genesi e i fatti accaduti durante le riprese, nonché le tante citazioni mutuate da altri film e le battute diventate ormai famose. Tra le bizzarrie segnaliamo la stramba dieta vegetariana adottata da Marty Feldman, indimenticabile nel ruolo di Igor, il come si arrivò allo spassosissimo “Puttin’on the Ritz” biascicato dal mostro in frac, il perché si arrivò a mettere una cerniera lampo sul collo della creatura interpretata da Peter Boyle, che stoicamente sopportò anche scodellate di zuppa bollente in grembo e ustioni al pollice per la esilarante scena con l’eremita interpretato da Gene Hackman.

La prima proiezione di prova di Frankenstein Junior durava ben due ore e ventidue minuti: tre settimane dopo Brooks ottenne la versione definitiva di 101 minuti, un concentrato di paradossale comicità che ha determinato l’inserimento del titolo, da parte dell’AFI, nel 2000, nella classifica (tredicesimo posto) delle migliori cento commedie americane di tutti i tempi.

Marcello Garofalo