Ciak Bizarro: Le Brady, il cinema dei dannati di Parigi

“C’era una volta Le Brady”, il “cinema dei dannati” a Parigi. Ancora è lì, al numero 30 di Boulevard de Strasbourg, nel 10e arrondissement, ma oggi è un elegante cinema d’essai che nelle due sale che lo compongono propone “nobili” rassegne (http://www.lebrady.fr/), magari di film turchi inediti, piuttosto che di film per bambini. Quando nel lontano 1956 fu inaugurato (trasformando in sala cinematografica una dancing hall) era invece un luogo di riferimento per gli appassionati di film di serie B e Z, frequentato da varia umanità, nonché nel corso degli anni da registi cinéphiles come Truffaut e Tarantino.

Un libro, tradotto anche in italiano (Il Brady, Orma Edizioni, 2017, 344 pagine) scritto da Jacques Thorens, che vi lavorò come proiezionista, ne celebra la gloria e la storia. Ne consegue che trattasi di una lettura d’obbligo per ogni Catecumeno Yeeeuuuch degno di questa carica.

Nei primi anni Sessanta il locale si specializzò nella doppia programmazione (il film d’inaugurazione di questo ciclo fu Lycanthropus, 1961, di Paolo Heusch) e divenne il luogo di ritrovo, sgangherato e indifeso di accoglienza per poveri, disoccupati, immigrati, alcolisti, tossici, anziani, omosessuali, senza tetto, malati mentali, handicappati, delinquenti, tutti alla ricerca di un luogo protetto per dimenticare, sia pure per poche ore, la fatica del vivere.

Il libro di Thorens si sofferma su questi frequentatori, fornendo dettagli di volta in volta sorpendenti, folli o affascinanti nel descriverne i loro atteggiamenti, i comportamenti, le paranoie, in cerca di sesso mercenario o solitario, di sonno, di un po’ di pace, o della semplice compagnia dei fantasmi dello schermo. L’elenco dei titoli di film passati sullo schermo del Brady meriterebbe da solo la lettura di questo libro (avevate mai sentito parlare dei “moussakà-western” prodotti in Grecia nei ruggenti Seventies?..), così come le storie riguardanti la  gestione che il regista “bizarro” Jean-Pierre Mocky fece della sala per diversi anni.

Il sogno nostalgico di ogni Catecumeno Yeeeuuuch di entrare a spettacolo iniziato in una monosala di città con manifesti dei film esposti sulle pareti nell’ingresso e gustare un doppio programma di “Trash Pics” rigorosamente proiettati su pellicola, è purtroppo perduto per sempre; il piacere del biglietto staccato da una maschera annoiata, oltrepassando un pesante tendaggio di velluto rosso, la trepidazione di entrare in sala che emana un odore acre di disinfettante scadente, di fumo, di lardo e brillantina per scoprire un misconosciuto B-Movie vietato ai minori, l’accomodarsi dove si vuole su una sgangherata e scomodissima sedia di legno, per poi voltarsi verso il fascio di luce della proiezione con un sorriso estatico e primaverile: Holy Socks, c’era una volta il Cinema!

Ma “Le Brady”, sia pure “igienizzato” e trasformato in “art-house” (e non in un supermarket!) è ancora lì e, tutto sommato, è questo che conta.