Ciak Bizarro: “My Italy”, opera buffa tra arte e commedia

My Italy scritto e diretto Bruno Colella è apparso nelle sale la scorsa settimana, ma ha da subito riscosso l’interesse da parte degli amanti del “bizarro”, per una duplice ragione. La prima è che il regista-sceneggiatore-attore Colella è un nome ben noto ai Catecumeni Yeeeuuuch per i suoi precedenti titoli quali Amami (1992) con Moana Pozzi scritturata per un ruolo non hard-core, Voglio stare sotto al letto (1999) con la “weirdo-coppia” Rocco Papaleo e Michelle Hunzinker, Ladri di barzellette (co-diretto con Leonardo Giuliano, 2004) “scult-movie” metacinematografico con il regista Aurelio Grimaldi costretto da un produttore a dirigere il sequel di Le barzellette ove figurano anche AlvaroVitali, Remo Remotti e Virginia Raffaele. La seconda è che My Italy è un’ “opera buffa” (con fin troppa musica e arie operistiche), che tenta un mix tra il documentario e la commedia brillante.

I protagonisti, presentati degnamente dal critico d’arte Achille Bonito Oliva, sono quattro artisti stranieri, di stanza a Roma: l’americano Mark Kostabi, il polacco Krzystof Bednarski, il malese H.H. Lim e il danese Thorsten Kirchhoff. Costoro sono “intercettati” da svariati personaggi discretamente folli (ai quali prestano le loro figure attori quali Lina Sastri, Piera Degli Esposti, Jerzy Stuhr, Serena Grandi, Nino Frassica, Sebastiano Somma, Alessandro Haber, Luisa Ranieri e altri), che li coinvolgono in situazioni spesso al limite del paradosso e oltre. Il “fil rouge” è mantenuto dallo stesso Colella (nei panni di un produttore-regista che gira l’Europa insieme al suo paziente segretario) alla ricerca di fondi per finanziare il suo film sul mondo dell’arte con i rappresentanti dell’arte contemporanea, nonché gli attori sopra descritti.

Cinema nel cinema dunque che ha l’ambizione di essere “pedagogico” e  divertente al tempo stesso e in più di un momento centra anche il bersaglio, grazie agli “stralunati” artisti e agli interpreti coinvolti: spassosissimi in particolare Jerzy Stuhr funzionario televisivo innamorato di Serena Grandi, Piera Degli Esposti nei panni di se stessa che recita un sonetto di Dante a Mark Kostabi e non gli paga il dipinto, Rocco Papaleo idraulico che manomette una installazione di Kirchhoff alla Certosa di Padula, Lina Sastri vedova di camorra che pretende dallo scultore Bednarski la stessa scultura tombale che costui realizzò per Kieslowski al cimitero di Varsavia, Sebastiano Somma gay en travesti che vive in una grotta adibita a deposito di masserizie insieme al suo amante che si aggira in tutù e che canta divinamente. Realizzato a budget ridotto dal produttore Bassi, il quale ha dichiarato di aver venduto il film in una decina di paesi, USA compresi.

La battuta finale è per Serena Dream alias Serena Grandi: “Adesso faccio solo classici in teatro!”

 “Ah mi dispiace!”, replica l’autista che l’accompagna in macchina.