Ciak Bizarro: Pasquale Festa Campanile

La nostra rubrica vuole questa settimana rendere omaggio al talento multiforme di Pasquale Festa Campanile (Melfi, 28 luglio 1927 – Roma, 25 febbraio 1986), cineasta e romanziere, figura di regista “sui generis” capace di spaziare con molta disinvoltura tra generi diversi, firmando opere che ancora oggi per titolo e anche per una certa qualità di messa in scena sono restate indelebili nell’immaginario collettivo. Oggi Festa Campanile appare un autore dimenticato, sottovalutato certamente come scrittore e sminuito come regista, eppure la sua firma di sceneggiatore figura insieme ad altre adeguatamente famose in titoli quali L’ape regina di Marco Ferreri, Il gattopardo e Rocco e i suoi fratelli di Visconti, La viaccia di Bolognini, Le quattro giornate di Napoli di Nanni Loy e tanti altri drammi o commedie.

La sua filmografia, in veste di sceneggiatore e regista, vanta oltre quaranta titoli, più o meno riusciti, ma sicuramente tutti diretti con freschezza e indubbia professionalità. Dalla prima metà degli anni Sessanta è stato il primo a innervare nella “commedia all’italiana” nuances sexy (Adulterio all’italiana, La cintura di castità, La matriarca) , fino a creare un vero “sottogenere” in cui erotismo e divertimento erano gli ingredienti essenziali di un prodotto cinematografico destinato a stuzzicare il nuovo spettatore desideroso di “vedere sempre più nudo” e di rastrellare incassi da record.

Lo testimoniano titoli quali Dove vai tutta nuda (1969), una commedia “avant-pop”  inconsistente e leggerissima che trasformò Maria Grazia Buccella nella nostra prima vera sexy-diva in piena “rivoluzione culturale”, il dittico erotico-preistorico Quando le donne avevano (e persero) la coda (1970-1971) con la sensualissima Senta Berger adeguatamente (s)vestita con  bikini a rete e di pelliccia, il celeberrimo Il merlo maschio (1971) che rivelò nella famosa postura del violoncello di Man Ray le grazie nude di Laura Antonelli, accanto a uno straordinario Lando Buzzanca.

Fuori dal genere della commedia, Campanile diresse negli anni Settanta due film molto particolari, il picaresco Il soldato di ventura (1976) con Bud Spencer al vertice della sua popolarità, e, a seguire, il violentissimo road-movie Autostop rosso sangue con la weirdo-coppia Franco Nero-Corinne Clery. Di gran successo il sodalizio artistico con Adriano Celentano (L’emigrante, 1973, Rugantino, 1973, Bingo Bongo, 1982) e con Enrico Montesano, a cui regalò i due ruoli migliori della sua carriera , Il ladrone (1980) e il disperato en travesti di Più bello di così si muore (1982). Tante altre pellicole meriterebbero di essere commentate, ma lo spazio a nostra disposizione non lo consente. Ci limitiamo a rilevare che all’interno della filmografia di Campanile ci sono anche titoli non riusciti (tra questi senz’altro il trivialissimo Gegè Bellavita, 1979, con Flavio Bucci completamente fuori parte in un ruolo “buzzanchiano” da “superdotato”, nonché il brutto Porca vacca, 1982, con Pozzetto, Antonelli, Maccione, rivisitazione personale di La grande guerra con una scena di turpe violenza riservata a Laura Antonelli, che ancora oggi lo scrivente ricorda con ribrezzo).

Alti e bassi di un cinema scritto e pensato per essere popolare, ma che di tanto in tanto si spingeva anche nei territori del fantastico e del paradosso (Conviene far bene l’amore, 1975), oppure in quelli delle malattie mentali (La ragazza di Trieste, 1982) o delle parabole religiose (Il ladrone), ma sempre ostentatamente libero e vitale.