Film in gara oggi: Un autre monde / On the Job: The Missing 8

Un autre monde

«I miei film hanno sempre raccontato storie molto personali, non ho mai ritenuto necessario soffermarmi sull’ambiente sociale in cui erano collocati i personaggi. Successivamente ho iniziato ad osservare la brutalità dei meccanismi e dei rapporti dominanti nel nostro mondo». Così Stéphane Brizé racconta la genesi della sua trilogia sul mondo del lavoro, iniziata con La legge del mercato (La loi du marchée, 2015), proseguita nel 2018 con In guerra (En guerre, 2018) e conclusa con Un autre monde, ultimo lungometraggio francese in concorso a Venezia 78. Caratteristica comune ai film del trittico di Brizé (già in gara al Lido cinque anni fa con Une vie), la presenza del protagonista Vincent Lindon, che proprio con La legge del mercato aveva ottenuto il Prix d’interprétation masculine a Cannes come miglior attore. Tale era la forza del suo personaggio, Thierry, lavoratore licenziato dopo 25 anni perché i proprietari dell’azienda delocalizzano la produzione al fine di massimizzare i profitti. E che, trovato un altro impiego, deve scegliere, spiega il regista, tra «diventare complice di un sistema spietato o lasciarlo e ritornare ad una vita instabile». Perché nella trilogia di Brizé è sempre al centro «il posto di un uomo nel sistema». Valeva anche per In guerra, dove Lindon era un sindacalista impegnato in una battaglia sempre più disperata con gli operai di una fabbrica per scongiurare un licenziamento di massa (dovuto, ancora, a speculazioni in tempo di capitalismo globalizzato). E vale infine per Un autre monde. Dove però il punto di vista è quello di un dirigente, Philippe, separato dalla moglie (Sandrine Kiberlain) e soggetto alle decisioni, incoerenti e dalle conseguenze drammatiche, dell’azienda per cui lavora. Nell’inferno del mercato del lavoro contemporaneo, insomma, c’è un girone per tutti. E, secondo il Direttore di Venezia 78 Alberto Barbera, stavolta dobbiamo aspettarci «il miglior film della trilogia». Che, per tensione etico-politica e capacità di tradurla in storie e figure cariche di sofferta umanità, ricorda autori come il connazionale Robert Guédiguian e l’inglese Ken Loach. Con un realismo tanto radicale da sfidare il confine tra finzione e documentario: nei precedenti capitoli, gli attori erano quasi tutti non professionisti vicini agli ambiti sociali descritti. E il direttore della fotografia di Un autre monde è di nuovo Eric Dumont, scelto da Brizé ai tempi de La legge del mercato proprio per la sua esperienza nel cinema del reale.

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