Il film del giorno: The Last Duel

Tra i grandi cineasti in attività, Ridley Scott, nonostante gli 84 anni da compiere il prossimo 30 novembre, è sicuramente uno dei più dinamici. È abbastanza usuale che un regista, dopo una certa età, inizi a lavorare a ritmi più serrati di quanto fatto in precedenza. Questione di urgenza, da una parte, dall’altra anche una conoscenza della macchina cinema così profonda che permette di poter gestire produzioni anche molto complesse in tempi rapidi. Per uno come Sir Ridley Scott, che ha girato nella sua carriera film entrati nella storia del cinema come I duellanti, Alien, Blade Runner, Il gladiatore, il lavoro è ancora più semplice, dato che alla macchina da presa ha sempre affiancato una prolifica attività come produttore, per lungo tempo affiancato dal compianto fratello Tony.

Certamente non poteva restare indifferente a questa sceneggiatura tratta da un fatto storico realmente accaduto, ovvero l’ultimo duello legalmente concesso in Francia per dirimere un caso di violenza carnale, lui che di singolar tenzoni ha costellato la sua filmografia, simbolo della dualità umana e dell’eterna lotta tra bene e male. Gli eventi di The Last Duel si svolgono nella Francia medievale. Jean de Carrouges e Jacques Le Gris erano amici, finché il secondo non brutalizza la moglie di Carrouges, Marguerite. L’uomo nega, mentre lei coraggiosamente squarcia il velo e accusa pubblicamente l’aggressore, mettendo a repentaglio la sua reputazione e la sua stessa vita. Da qui la decisione che il fatto venga rimesso nelle mani di Dio sotto forma di un duello all’ultimo sangue che deciderà da che parte sia la verità.

«La prima volta che ho sentito parlare dell’ultimo duello legalmente autorizzato disputato nella Francia medievale, ho capito subito che se ne sarebbe potuto ricavare un film potente. E quando ho saputo che Matt Damon, Ben Affleck, e Nicole Holofcener stavano scrivendo la sceneggiatura, non ho avuto dubbi sul fatto che sarei stato io a dirigerlo». Risoluto come sempre Sir Ridley, e se da una parte un suo film è sempre un evento, in questo caso lo è ancora di più, perché segna il ritorno alla scrittura insieme da parte dei vecchi amici Affleck e Damon, praticamente un quarto di secolo dopo il premio Oscar per Will Hunting, genio ribelle. Li affianca un’esperta penna femminile, Nicole Holofcener, regista e sceneggiatrice che tratteggia in questo racconto strutturato come Rashomon di Akira Kurosawa il punto di vista di Marguerite.

Affleck e Damon sono anche protagonisti del film, il primo nei panni di de Carrouges, il secondo in quelli del conte Pierre D’Alençon che ascolta le testimonianze dei tre. De Gris è Adam Driver, che ritroveremo presto alle dipendenze di Scott in House of Gucci. Infine, la vera protagonista del film, Marguerite, ha il volto di Jodie Comer, attrice britannica, ancora nelle sale italiane al fianco di Ryan Reynolds in Free Guy, che si confronta col ruolo complesso di una donna che sfida le convenzioni facendo un salto nel futuro.

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