Domenica 13 Settembre 2020

Come cambieremo grazie al Covid e a Venezia 77

In queste settimane, la prima domanda che noi giornalisti abbiamo fatto ai protagonisti del mondo del cinema, ha riguardato il futuro: «Cambieranno le storie che racconterete?». Chissà. Lo scopriremo solo vivendo. Mentre, ad esempio per quanto riguarda i festival che il cinema lo mostrano, sicuramente ci saranno dei cambiamenti pratici che non scompariranno anche quando, come tutti speriamo, si tornerà alla normalità e la pandemia sarà sconfitta. 

Perché alcune delle misure adottate, ad esempio dalla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, ci accompagneranno anche in futuro. L’idea è quella di mantenere le cose che funzionano e che rendono l’accesso a un evento più comodo. Qui a Venezia ci stanno già pensando e, sia il direttore Alberto Barbera che il presidente della Biennale Roberto Cicutto al tradizionale pranzo con la stampa al giro di boa del festival, hanno fatto capire che il sistema di prenotazioni verrà mantenuto e, anzi, potenziato con un’app apposita che oggi manca. 

In effetti, dopo un inizio un po’ accidentato, il sistema di prenotazione del posto in sala per gli accreditati e per il pubblico sta funzionando a meraviglia (a me automaticamente mi appaiono nel calendario elettronico tutti gli appuntamenti prenotati), consentendo agli spettatori di non dover fare le file e le code degli anni scorsi. Complice poi il distanziamento in sala non c’è neanche il pericolo di non vedere bene lo schermo perché non si ha mai nessuno davanti. Niente di più facile da fare perché, dai dati sciorinati durante l’incontro con i giornalisti da Barbera e Cicutto, risulta che quest’anno le presenze, sia di pubblico che di accreditati, siano esattamente la metà rispetto alla scorsa edizione. Ma certo il distanziamento non potrà essere mantenuto in futuro e già qualcuno se ne dispiace.

Il compromesso però è sempre quello, tra lo stare stipati per consentire a tutti di prendere parte alla visione collettiva del grande schermo, e mantenere una giusta distanza anche in tempi non di Covid-19. In un lontano passato i ricordi più belli di chi c’era sono legati a oceaniche proiezioni, ad esempio quelle di mezzanotte come nel 2001 con Fantasmi da Marte di John Carpenter, in cui oltre a una sala Darsena stracolma c’erano persone anche per terra e davanti allo schermo. Poi, per la sicurezza (come ora per il giusto distanziamento), non si è potuto più fare.

Da una parte ci piacerebbe tornare a quei numeri anche se ora ci appaiono appartenere a un’altra epoca. Quello invece di cui tutti noi faremmo sicuramente a meno è l’uso della mascherina. Ma per un motivo diverso da quello che starete pensando. Perché, anche se non mi sono mai piaciuti, un po’ mi sono mancati i fischi che esprimevano un dissenso critico, basico, ma autentico. Chissà se mancano anche ai registi…