Domenica 13 Settembre 2020

Il Talento Femminile

Le prime immagini dalla Mostra nell’era della pandemia parlano di donne risolute, di attrici che scelgono le parole, di ruoli centrali, che guidano le storie dei film selezionati. Con la performance della madrina Anna Foglietta durante il galà di apertura si può dire sia calato per sempre il sipario sullo stuolo di conduttrici vecchio stile. Quelle di cui, secondo tradizione, si ricordavano soprattutto le papere e i nomi degli stilisti che ne firmavano gli abiti. Nulla di male, certo, ma, forse anche grazie alla complicità del Covid, che ha decretato un’annata speciale, segnata da discorsi importanti e prese di posizione nette, non c’è stato nulla di inutilmente vacuo nei proclami di tre leonesse come Foglietta, Blanchett e Swinton.

Lo stesso vale per le trame dei film, per registe come Jasmila Zbanic che, in Quo vadis, Aida? primo titolo in gara a Venezia 77, affronta il dramma del genocidio di Srebrenica attraverso la figura della traduttrice Aida (Jasna Duricic). Come Julia von Heinz che, in And tomorrow the entire world, ricostruisce la vicenda della ventenne Luisa pronta, nella Germania scossa dal revival di formazioni neonaziste, a unirsi al gruppo Antifa per contrastarle. Come la piccola grande Greta Thunberg, raccontata nel documentario di Nathan Grossman, ma assente al Lido perché per lei è arrivato il momento di tornare sui banchi di scuola e quindi ha avuto tempo solo per un breve collegamento via Zoom. 

Alla Mostra, quest’anno, potrebbe succedere che il numero delle interpretazioni femminili memorabili superi di gran lunga quello delle analoghe prove maschili. Sarebbe un problema per la giuria capitanata da Cate Blanchett, ma sarebbe anche un segnale significativo. E chissà che, prima o poi, la Mostra non decida di allinearsi alla scelta della Berlinale, che ha appena varato i premi «genderless» per la migliore interpretazione. Le cose cambiano. Spesso molto velocemente.