Extraneous Matter, Los Plebes, Moloch, Don Bosco

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  • Extraneous Matter (Stanze di Rol)
  • Los Plebes (Stanze di Rol)
  • Moloch (Back to Life)
  • Don Bosco (Back to Life)

 

Extraneous Matter

Kenichi Ugana è un regista da tenere sempre d’occhio. Giapponese, 37 anni, il suo secondo film Good-bye Silence, distopico racconto di un mondo che ha bandito la musica e ogni altra forma di intrattenimento, spingendo così le giovani generazioni, guidate dalla noia, a trasformarsi in teppisti e rivoluzionari. Film affascinante, in cui non manca un elemento che Kenichi esplora in gran parte della sua produzione.

Il sesso, naturalmente, e il complesso rapporto che i giapponesi hanno con lo stesso. Un aspetto che aveva già raccontato declinato al maschile in Wild Virgin, film che mescola i generi, trasformando un trentenne afflitto ancora dalla sua verginità in una strega.

Extraneous Matter è un film che ricorda non poco Possession, disturbante quanto affascinante opera del maestro polacco Andrej Zulawski. In entrambi i casi la protagonista è una donna con un matrimonio in crisi che sfoga la sua sessualità repressa con una creatura non umana. Di fatto le similitudini si fermano qui, sebbene anche in Extraneous Matter succedono cose incredibili e inaspettate, pur se in forma decisamente diversa. Un film sulle possibilità diverse che la vita offre, tra sci-fi e horror

Los Plebes

Per quanto strano possa sembrare, accoppiare al film di Ugana Kenichi un documentario sui giovani sicari dei cartelli della droga messicani è una scelta affatto campata in aria.

La situazione è in qualche modo la stessa, ovvero persone che cercano una via di fuga per potersi costruire un futuro al momento impossibile da immaginare.

Come dice lo stesso co-regista del film Eduardo Giralt Brun, “Los Plebes non è un film sui narcotrafficanti, ma su degli adolescenti nati e cresciuti nel posto sbagliato, al momento sbagliato e in un ambiente sociale sbagliato.

Abbiamo voluto raccontare la loro intimità quando non lavorano, i loro interessi, passioni, l’amore e le speranze, andando oltre la banalizzazione che ne ha fatto la serie Netflix, che li mostra come macchine mortale h24. La vita media di un componente del Cartello è di 30 anni e i ragazzi che abbiamo raccontato in questo film sono la prima linea di questa guerra.

Non ci è dato sapere quanto reggeranno, ma abbiamo cercato di preservare per sempre la loro umanità”.

Giralt Brun è al suo secondo film, dopo Los Debiles (2018), mentre il co-regista Emmanuel Massù è all’esordio nel lungometraggio. Il suo campo artistico principale è infatti la musica, è uno dei fondatori della scena rap underground di Sinaloa, ma è anche regista dei suoi videoclip e di altri artisti hip hop.

Anche se apparentemente Los Plebes potrebbe non sembrare un film che si possa aggirare tra Le stanze di Rol, al contrario è proprio in un programma come quello della sezione di genere che meglio si posiziona all’interno del 39 Torino Film Festival.

Perché purtroppo la vita di questi adolescenti perduti è segnata per sempre dall’orrore reale in cui ogni giorno si svegliano senza sapere se vedranno una nuova alba.

Alessandro De Simone

 

Back to Life

Dopo lo stagnante periodo di chiusura, la nostalgia delle bellezze passate si è fatta sentire più che mai anche al Festival di Torino: la sezione Back to Life è nata proprio con la missione di soffiar via la polvere del tempo, e sono due i film in programma oggi: Moloch di Aleksandr Sokurov e Don Bosco di Goffredo Alessandrini

MOLOCH (1999)

Guardando ai filmini amatoriali girati sulla terrazza del Berghof di Eva Braun, questo lungometraggio offre diversi spunti di riflessione su un personaggio come il Führer: parlare di lui, non è semplice, specie se, come Aleksandr Sokurov, si sceglie di farlo attraverso una lente d’ingrandimento che va a conoscerlo nell’intimo. Siamo nel 1942 e Adolf Hitler raggiunge l’amante Eva Braun e altri amici nelle Alpi Bavaresi. Il tempo scorre banalmente fra escursioni, chiacchiere e pasti vegetali: Hitler è per lo più un capriccioso e testardo ipocondriaco, un bimbo ottuso che vuole avere l’ultima parola su tutto e non accetta consigli. Solo Eva, che non manca di coraggio, riesce a tenergli testa. Trascorsa la vacanza torna a fare il rigido capo della Nazione, dimenticandosi della sua donna lì, fra le montagne. Il film è stato premiato a Cannes nel ‘99 per la miglior sceneggiatura. 

DON BOSCO (1935)

E’ uno dei grandi nomi della religione cattolica, un santo di fatto, che, a distanza di anni dalla morte, sembra ancora raccogliere i copiosi frutti di ciò che ha seminato in terra. Proveniente da una famiglia contadina del Monferrato, Giovannino Bosco frequenta gli studi a Chieri, dove stringe amicizia con Luigi, la cui morte lo segnerà nel profondo. Ordinato sacerdote nel 1841, si interessa ai ragazzi più sfortunati, fondando per loro il primo oratorio tra mille ostacoli e opposizioni da parte delle autorità. Da qui nasceranno poi le scuole professionali e agricole e nel 1859 anche il celebre ordine dei Salesiani. Nell’ultima parte della sua vita, don Bosco inizia a organizzare l’attività missionaria con cui i salesiani arriveranno a farsi conoscere in tutto il mondo. Nel 1888 muore, lasciando come successore Michele Rua. Glorificato nel 1934 nella basilica romana di San Pietro, è considerato uno dei santi sociali torinesi. A raccontarlo è il regista Goffredo  Alessandrini, ex marito di Anna Magnani, autore anche della sceneggiatura. 

Arianna Sofia Staderini 

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