Le opere in calendario oggi

Il documentario come cassa di risonanza, in grado di far riecheggiare storie personali nella collettività. I film in programma oggi al TFF presentano racconti individuali che, attraverso il punto di vista della regia, documentano il rapporto dell’essere umano con il trauma, con la propria storia e il proprio passato, con la libertà. 

 

I giorni del destino (2021) – TFFdoc/italiana 

Per Paolo la vita sta scivolando via, in quegli interstizi torinesi affollati da un’umanità ai margini. Sta perdendo la sua casa e passa da un bicchiere all’altro perché, nonostante la vicinanza degli amici, non riesce a reagire a questo momento di perdita. Il passato che riaffiora, nel silenzio di un letto d’ospedale, riporta alla luce pezzi di un’infanzia che un destino più grande aveva rubato. È la visita della figlia a permettere a Paolo di ritrovare una parte considerata perduta, ma che gli ridà la forza per continuare a vivere. I giorni del destino, di Emanuele Marini, è un film su «quanto sia importante affrontare il proprio passato per cercare di ritrovare se stessi».

 

Little Palestine, Diary of a Siege (2021) – TFFdoc/noi 

Il distretto di Yarmouk è il campo profughi palestinese più grande al mondo e dal 2013, dopo la rivoluzione siriana, è assediato dal regime di Al-Assad. Little Palestine, primo film da regista di Abdallah Al-Khatib, che ha lavorato per le Nazioni Unite come coordinatore delle attività e dei volontari del campo profughi di Yarmouk, porta sullo schermo le persone che vivono nel villaggio, le privazioni quotidiane a cui devono sottostare, ma anche il loro grande coraggio. Un film che documenta “questa esperienza umana in modo poetico, mettendone in luce le contraddizioni.” 

 

Esa casa amarilla (2021) – Tffdoc/italiana 

“Può essere il cinema uno strumento per superare un trauma?” È questa la domanda da cui nasce Esa casa amarilla. Le due registe, e amiche, Valeria Ciceri e Marina Vota raccontano il viaggio tra Buenos Aires e l’Italia, intrapreso per affrontare e superare un ricordo traumatico, e l’incontro con altre donne passate attraverso la loro stessa esperienza, quella dell’aborto. Ogni donna con il proprio racconto e vissuto. Il film documenta anche l’ostacolo rappresentato dall’impossibilità di rappresentare nella narrazione un’esperienza intima. Ostacolo che diventa il punto di partenza di un racconto immaginario, in cui è proprio “l’immaginazione uno strumento che ha aperto le porte all’intimità.” 

 

918 GAU (2021) – TFFdoc/internazionale 

Il 4 ottobre 2017, Arantza Santesteban Perez è stata arrestata. Rimarrà in carcere 918 notti. Quando uscirà si ritroverà di fronte ad un’esistenza da ricostruire. Il film trasporta lo spettatore nella sua storia, dal ritmo sincopato, spezzato, e nell’esperienza del carcere, complessa e ostile. 918 GAU mette in scena un “tempo collettivo, condiviso”, secondo il punto di vista della sua regista, su un ambiente e un’esperienza, il carcere, a lungo invisibile nella narrazione influenzata dallo stereotipo che “pregiudica la possibilità di raccontare questo mondo in altri modi.” Le vite invisibili dei personaggi attraversano i loro occhi e lo spazio politico che ciascuno ha ricercato per sé, partendo da una posizione fragile, imperfetta e audace. 

Gaia Ramazzotti

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