City of Crime, il poliziesco adrenalinico che blocca Manhattan: la recensione

USA, 2019 Regia Brian Kirk Interpreti Chadwick Boseman, Taylor Kitsch, Sienna Miller, J.K. Simmons, Keith David, Stephan James, Victoria Cartagena, Gary Carr, Jamie Neumann, Alexander Siddig, Christian Isaiah, Louis Cancelmi Distribuzione Universal Distribution / Lucky Red Durata 1h e 39′

Al cinema dal 9 gennaio 2020

LA STORIA – Un colpo andato molto male, un furto mirato a un centro di spaccio di cocaina conclusosi con la morte di ben otto poliziotti, scatena nella notte di New York una frenetica e isterica caccia all’uomo. L’inseguimento ai due banditi è coordinato dal detective Andre Davis, “figlio d’arte” dalla specchiata carriera che come prima e drastica misura chiede di isolare per una notte Manhattan dal resto della metropoli, ovvero chiudere tutti i ponti (21) almeno sino all’alba. Mentre con il passare dei minuti e delle ore, la caccia si fa sempre più concitata e frustrante, Davis si rende conto di alcune cose “strane”, del tipo: come hanno fatto gli agenti uccisi ad accorrere così presto sul luogo della loro mattanza? E poi: come mai i due braccati sembrano così esperti, professionali e abili a sfuggire alle trappole? Chi sono? Qui, cospirazione ci cova.

L’OPINIONE – Se il titolo italiano è molto “passepartout” nella sua genericità – in originale il film si intitola 21 Bridges ed è un riferimento esplicito all’idea originale, peraltro molto relativa, del soggetto – l’opera prima di Brian Kirk, irlandese di lunga pratica televisiva (Murphy’s Law, Luther, Trono di spade), ha tutte le caratteristiche del poliziesco di serie B ipergonfiato a giocattolone tutto adrenalina ed effetti. Il che non spiace, sia chiaro, a patto di saperlo prendere per quello che è, un incredibile teatrino di sparatorie, inseguimenti mozzafiato in auto o a piedi, effetti speciali con visita omaggio a tutti i luoghi deputati dell’action thriller metropolitano: appartamenti disordinati con tossici, bunker ipertecnologizzati, la metropolitana con le sue luci livide, fabbriche equivoche, eccetera eccetera.

Il lavoro nasce sotto l’egida marpiona dei fratelli Russo, Joe e Anthony (intravedi tanti film Marvel alle spalle, da Capitan America agli ultimi apocalittici Avengers) che hanno contattato ed ingaggiato alla bisogna, proprio dal set di Endgame, Chadwick Boseman/Black Panther e se non brilla per particolare originalità, almeno offre alcune garanzie di genere non proprio disprezzabili. Come una certa stringatezza concentrata sull’azione (ovviamente Walter Hill regna su un altro pianeta) o – anche perché altrimenti non ci si riesce a stare nel limite dei 100 minuti – il self control nella costruzione/coloritura dei personaggi (anche i cattivi così cattivi non sono mai, come del resto i buoni), magari a scapito delle profondità della psiche ma almeno senza ipocrisie o gonfiature retoriche.

Il tutto va via molto veloce, quasi centrifugato, tanto che la mente ogni tanto vacilla nel seguire i rovelli dell’intrigo e le improbabilità scivolano senza permettere di soffermarcisi su. Il cast artistico punta molto sulle facce vissute e stressate appositamente di ottimi professionisti della scena contemporanea. Oltre al serioso Boseman, sparano e si inseguono senza glamour divi come Taylor Kitsch e Sienna Miller (piuttosto brava) e veterani come J.K Simmons o Keith David.

Curiosità tecnica: non si creda che sia stato poi girato tutto a New York. Impossibile bloccare Manhattan, per la produzione è stato meglio ripiegare su alcuni quartieri di Philadelphia.