Cold War, il film imperdibile del Natale 2018: la recensione

cold war

Polonia/Francia/Gran Bretagna, 2018 Regia Pawel Pawlikowski Interpreti Tomasz Kot, Agata Kulesza, Joanna Kulig, Borys Szyc, Cédric Kahn, Jeanne Balibar, Adam Woronowicz, Adam Ferency, Slavko Sobin Distribuzione Lucky Red Durata 1h e 28′

Al cinema dal 20 dicembre 2018

LA STORIA – Polonia 1949, tre giovani ricercatori registrano, presso la disastrata comunità rurale di Lesko, alcuni brani popolari (“da noi ogni ubriaco canta”). Saranno il fondamento della compagnia di canto e ballo Mazurek, dalla prestigiosa e lunga carriera per i teatri dell’Est Europa, sino a trasformarsi in megafono (per gli stalinisti) e fiore all’occhiello del regime comunista.

Tra il conduttore dell’orchestra e arrangiatore Wiktor e la giovane cantante e ballerina Zula esplode una irresistibile love story, nonostante la diversità di carattere dei due (poco espansivo e razionale lui, impulsiva e per giunta accompagnata da una terribile fama lei), ma troppo infuocata per spegnersi e troppo potente per poter essere gestita. Per 15 anni i due si ameranno (per brevi intensi periodi che sfociano in scontri e ribellioni) e si lasceranno, tra le tournée nell’Est, la fuga a Parigi (di lui, ma l’idea era quella di scappare in coppia), incontri brevi o mancati in Jugoslavia (Spalato) e in Francia, sino al trasferimento di lei nella Ville Lumière nel 1957 ( ha ottenuto l’espatrio grazie a un matrimonio di comodo contratto con un italiano) a cantare jazz con gli arrangiamenti di Wiktor. Ma non finisce così: ancora separazioni, ritorni precipitosi in patria, il carcere (1959: “poteva andare peggio: ho attraversato il confine due volte e ho spiato per gli inglesi”), il perdersi e il ritrovarsi (nel 1964), la disperazione e la felicità.

L’OPINIONE – “Ojojoj non innamorarti di quel ragazzo… ma sono andata comunque con lui e lo amerò finché vivrò” sono i versi di Dwa serduszka, una struggente canzone tradizionale che ritroveremo arrangiata in vari modi in altrettanti momenti del film, quasi a segnalare con le sue modifiche i diversi momenti anche di pathos della storia: prima cantata da una giovane contadina, poi gonfiata dall’arrangiamento orchestrale e dal coro, infine anche in una versione blues per i palcoscenici parigini.

Anche nel precedente film di Pawel Pawlikowski, l’altrettanto folgorante Ida, la musica ha un ruolo fondamentale e il gusto superiore del regista laureato in filosofia lo si coglie anche nei titoli di coda, con le Variazioni Goldberg di Bach suonate dall’algido e divino Glenn Gould. In un bianco e nero di clamorosa bellezza ed emotività (ed è la seconda volta quest’anno dopo Roma di Cuarón che il cinema riafferma con l’assenza del colore la presenza, anzi la resilienza, dell’Arte), Pawlikowski riesce a toccare le corde più profonde e particolari di una relazione amorosa con la lucidità e il senso dei tempi, la sensibilità e l’intelligenza dell’ellissi, dei più grandi cineasti sentimentali (da Max Ophuls ad Antonioni, a François Truffaut, almeno nel suo cinema più ispirato).

In più lo assecondano con intensità pari al senso della misura, i due interpreti principali, Tomasz Kot – notissimo in Polonia – e Joanna Kulig (che lui ha già utilizzato in Ida come cantante e che proviene realmente dal mondo della musica folk). Le critiche raccontano altresì di una sua ispirazione proprio dalla biografia dei suoi genitori (che si chiamavano come i due protagonisti, ovviamente fatta salva la diversità degli episodi: “erano due personalità molto forti, gente meravigliosa, ma un disastro come coppia” ricorda il regista) e il progetto ha potuto concretizzarsi anche grazie all’intervento della Francia (vi recitano infatti il regista e attore Cédric Kahn e Jeanne Balibar).

Al Festival di Cannes la sua proiezione ha scatenato l’ovazione di pubblico e critica e ha ottenuto il premio per la miglior regia; un successo che si è ripetuto in vari altri festival e soprattutto, proprio in questi giorni, con i sei allori agli European Film Award (film europeo, regia, regista europeo, sceneggiatura, montaggio – di Jaroslaw Kaminski – e attrice protagonista). Il prossimo passo potrebbe essere il Premio Oscar, perché Cold War è entrato nella shortlist dei Migliori Film Stranieri. A questo punto quasi inutile aggiungere che si tratta per noi di uno dei più bei film dell’anno, se non il migliore.