Cortinametraggio, Anna Ferzetti: “Come attrice non smetto mai di sperimentare”

Foto di Jacopo Marchini

L’abbiamo vista in sala con Domani è un altro giorno al fianco di Valerio Mastandrea e Marco Giallini. Ma Anna Ferzetti ammette: «Mi piace sperimentare. Intepretare donne fuori dagli schemi, cambiando sempre per sorprendere il pubblico». E così è diventata la protagonista del corto di Ciak Due mesi e mezzo (presentato a Cortinametraggio), dove l’attrice ha recitato e ballato attraversando tutti i generi dal western, al melò fino al musical.

Due mesi e mezzo

Due mesi e mezzo è infatti l’omaggio al cinema di Ciak. Un cortometraggio realizzato dagli studenti che hanno lavorato su un vero set al fianco di attori professionisti. «È il terzo anno che collaboro con OffiCine. Mi sono affezionata all’idea di questi ragazzi che lavorano ad un corto, tutti insieme, ognuno seguendo la sua vocazione: c’è il regista, lo sceneggiatore, il direttore della fotografia…» spiega Ferzetti. Sul set gli attori professionisti vengono chiamati da Silvio Soldini per aiutare i ragazzi, ma alla fine si crea uno scambio reciproco proprio come è accaduto sul set di Due mesi e mezzo.

Due mesi e mezzo

«Io amo ballare, ma avevo potuto farlo solo a teatro, e quando ho scoperto che il regista Giuseppe Cardaci ha una grande passione per i musical è stata una vera sorpresa. Quando sono arrivata sul set, mi ha detto che c’era un coreografo pronto per me, ero entustiasta come una bambina al primo giorno». Ma la sfida è stata molto impegnativa. «Abbiamo girato tutto in pochi giorni. Erano previsti tanti cambi di scena molto complessi tra le citazioni di Leone, di Tarantino e di musical popolari come La la land. Bisognava raccontare il mondo di Silvia, una sognatrice che ama la settima arte senza perdere il senso e la profondità della storia. Il progetto è stato difficile ma grazie anche a Ciak, che rappresenta il cinema, siamo riusciti a realizzarlo».

Due mesi e mezzo

«Per me fare l’attrice significa studiare sempre, sperimentare continuamente. Io cerco di interpretare qualcosa di nuovo ogni volta» confessa Anna. «Quando leggo una sceneggiatura immagino subito il mio personaggio, il suo mondo. Mi basta indossare un costume di scena per trasformarmi in qualcuno anche molto distante da me. Cambiare spesso è difficile e rischioso perché un inteprete non viene identificata in modo specifico. Ma per me è importante osare. Nel cinema non è sempre facile trovare un regista che ti chieda di stravolgere tutta te stessa, partendo anche solo dall’immagine. Da questo punto di vista le opportunità per le attrici sono più rare rispetto a quelle dei colleghi maschi perché i ruoli femminili sono più definiti e standardizzati. Ma continuo a cercare ruoli interessanti perché recitare è un lavoro di studio, ma soprattutto di grande curiosità».