Cortinametraggio, Carolina Crescentini: “Dopo il successo de I bastardi di Pizzofalcone torno al cinema con Letto numero 6”

75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia - 75th Venice Film Festival - Venezia - Venice - © 2018 Piermarco Menini, all rights reserved, no reproduction without prior permission, www.piermarcomenini.com, [email protected]

Ha vissuto un anno pieno di impegni e progetti. È soddisfatta del lavoro fatto, ma Carolina Crescentini è già proiettata verso il futuro. Va veloce. Curiosa del mondo (adora viaggiare), della musica (ha una passione per le colonne sonore in vinile) ed è già pronta a tornare in sala con Letto numero 6, prodotto dai Manetti Bros, dopo il grande successo ottenuto in tv con I bastardi di Pizzofalcone. Abbiamo incontrato l’attrice a Cortinametraggio dove è in giuria nella sezione cortometraggi.

Carolina Crescentini
Carolina Crescentini

«Ho visto tanti corti. Mi sono divertita parecchio perché sono sempre molto curiosa sia di vedere le nuove leve sia di scoprire idee originali. 15 minuti per raccontare una storia sono pochi e quindi devi avere un’idea forte altrimenti il corto non funziona» spiega Carolina.

Ti piacerebbe dirigere un cortometraggio?
Sì, Certo! Sono sempre piena di idee…Il mio problema è stare ferma. In questo momento mi sto dedicando anche alla lettura di molte sceneggiature. Sono più tranquilla e mi diverto qui dopo un anno ricco di progetti.

Hai girato Letto numero 6 prodotto dai Manetti. Il film racconta la storia di Bianca, medico in un ospedale pediatrico, un luogo che però nasconde un terrificante segreto. Che esperienza è stata?
Il film è l’opera prima di Milena Cocozza che ha una grande esperienza come aiuto regista. Mi è piaciuto molto lavorare con lei. Mi sono trovata subito in sintonia. Avevo già lavorato con una donna, Laura Morante. E anche questa volta è scattata una intesa immediata tra ragazze. Ci siamo capite subito. Per quanto riguarda la storia, Letto numero 6 è un ghost thriller, che era stato selezionato dai Manetti. Loro stessi poi l’hanno poi affidato a Milena. Abbiamo girato a Roma. Emotivamente è stata un’esperienza molto tosta. Ho fatto tante ricerche sui manicomi, in particolare su quelli infantili, e sulle terribili condizioni dei pazienti. I bambini finivano in manicomio non necessariamente per una dichiarata patologia, ma anche se erano vivaci, poveri o figli di madri single. Erano sottoposti a trattamenti terribili, e la cosa peggiore era la società che li circondava, indifferente rispetto alle loro sofferenze.

Letto numero 6

Le musiche originali del film sono firmate dal tuo compagno Francesco Motta. Come è avete vissuto questa collaborazione? Vi siete scambiati delle idee?
Era da molto tempo che Francesco voleva lavorare a una colonna sonora. Il progetto era complesso, ma lui ha trovato la chiave giusta. Sono molto contenta di questa collaborazione anche perché io sono una grande appassionata di musica e adoro le colonne sonore, quella di Drive è pazzesca, le compro anche in vinile e le riascolto spesso. Danno un valore aggiunto ai film e ogni volta è un’emozione diversa.

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Torni al cinema dopo il grande successo televisivo de I bastardi di Pizzofalcone. Spesso gli attori hanno paura di lavorare anche per la tv. E tu?
In passato ho avuto anche io questo timore, ma ormai non ha più senso perché la tv è sdoganata e ci sono anche tante piattaforme di streaming. Fatta eccezione per Boris, I bastardi di Pizzofalcone la mia prima serie “classica”. Ed è andata benissimo. L’impatto con la gente è straordinario, come se non avessero mai visto i film che ho fatto prima! (Scherza, Nda). Le persone si affezionano molto di più ai personaggi. Ma posso capire: io stessa ho adorato Breaking Bad ed ho seguito passo dopo passo il percorso di Walter White! Quel che conta è non ghetizzarsi e mettersi sempre alla prova.