Cyrano Mon Amour, come nasce un mito del teatro: la recensione e le clip

Cyrano Mon Amour

Solo tre settimane: è il tempo impiegato da Edmond Rostand per dare alla luce Cyrano De Bergerac, la pièce che dal 1897 affascina i teatri di tutto il mondo. Il film Cyrano Mon Amour di Alexis Michalik ci porta agli albori dell’opera: ecco la nostra recensione

CYRANO MON AMOUR

Edmond Francia, 2018 Regia Alexis Michalik Interpreti Thomas Solivérès, Olivier Gourmet, Mathilde Seigner, Tom Leeb, Lucie Boujenah Distribuzione Officine Ubu Durata 1h e 49’ officineubu.com

Al cinema dal 18 aprile

IL FATTO — Parigi, dicembre 1895. Edmond Rostand (Thomas Solivérès), giovane autore teatrale squattrinato e poco apprezzato, può contare solo sul sostegno della moglie Rosemonde (Alice de Lencquesaing) e dell’attrice e intellettuale Sarah Bernhardt (Clémentine Célarié). Dopo un paio d’anni, suggerendo versi d’amore a un amico, ha però l’illuminazione per un nuovo testo, Cyrano de Bergerac, vagamente ispirato all’omonimo scrittore dimenticato nonché soldato francese del Seicento.

L’OPINIONE — Quando l’arte imita la vita (e viceversa). Non l’ennesimo biopic – con tutti i tic del genere – quanto piuttosto la reinvenzione libera, romanzata e in forma di fiction, della genesi di un capolavoro in versi, ovvero il Cyrano di Rostand. Un’operazione simile – anche se con toni, stile e soprattutto esiti completamente diversi – aveva provato a realizzarla Peter Webber nel 2003 con La ragazza con l’orecchino di perla dal quadro di Vermeer.

Alla prima regia cinematografica, il giovane drammaturgo Alexis Michalik riesce a imbastire una miscela sferzante, divertente e sentita di commedia metateatrale, commedia degli equivoci (strepitose le scene nello stile del “nemico” Feydeau, interpretato dallo stesso Michalik), desiderio amoroso, guizzi comici e perfino fumetto (infatti, più che alla pittura di Lautrec già celebrata in Moulin Rouge!, fa pensare a certe tavole di Jacques Tardi).

Un atto d’amore mai stucchevole per il teatro, la vita e gli attori (della Belle Époque), soavi sovversivi ai margini della società che dicono: «Male che vada, finiremo in prigione!». Non tutto funziona (qualche didascalismo, alcune battute risolutorie del “saggio” M. Honoré), però Cyrano mon amour (perché il titolo italiano in francese?) conta su uno script tendenzialmente destabilizzante, un cast davvero notevole e un ritmo che non ti aspetti da un film in costume di quasi due ore. Tra gli attori spiccano Rostand- Soliviérès, Coquelin-Gourmet e la graziosa Lucie Boujenah nei panni della musa dell’opera.

Luca Barnabé

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