Da Bordella a Tutti defunti… tranne i morti: il lato “bizarro” di Pupi Avati

Pupi Avati, guest director del prossimo (23/11-1/12 2018) Festival di Torino (presenterà una sezione intitolata “Unforgettables”, cinque titoli che uniscono musica e cinema, due sue grandi passioni), non è solo il cantore con “illacrimata nostalgia” dell’Emilia Romagna della sua adolescenza, ma anche il regista di titoli eccentrici, spesso imparentati col genere bizarro e soprattutto con l’horror. Tra questi ve ne proponiamo cinque da riscoprire o da rivedere:

La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1975)

Un barone ateo si converte sotto il fico della santa all’ombra di un inganno. Grottesco, ilare, piccante, satirico con un cast in stato di grazia, capitanato da Ugo Tognazzi “gambina maledetta”, al cui fianco svetta Villaggio pre-Fantozzi cinico e con riccioli biondi.

Bordella  (1976)

Clamoroso: una casa d’appuntamento per signore gestita da “prostituti” e manovrata dagli americani. All’epoca un notevole insuccesso, oggi un “bizarro movie stracult” con spunti di satira politica, musical, avanspettacolo e commedia sexy-surreale. Discreta esibizione di corpi nudi, cast folle e notevolissima colonna sonora.

La casa dalle finestre che ridono (1976)

Restauratore di un affresco (ottimo Lino Capolicchio) nella bassa ferrarese, diventa scopritore e vittima di una realtà tanto atroce quanto inaspettata. Considerato a ragione un autentico capolavoro del “giallo” (con venature horror) all’italiana, svetta per originalità di ambientazione e per lo spiazzante inquietantissimo finale che accompagna lo spettatore con un disagio palpabile oltre lo schermo.

Tutti defunti…tranne i morti  (1977)

Ancora una prova di mescolanza dei generi (commedia, mystery, grottesco, demenziale…) da parte di Avati che sugli esempi forniti da Mel Brooks imbastisce una parodia del “giallo” (in particolare “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie) in cui il “guazzabuglio”, tra decadenti atmosfere gotico-padane, incarta lo spettatore, mantenendo fermi la tensione e lo spasso fino al finale. Prima grande prova di Delle Piane al servizio di Pupi.

Magnificat (1993)

Nell’Alto Medioevo (prima dell’anno Mille) si intrecciano storie con protagonisti boia, donne gravide, monaci, novizie, per farci riflettere sul rapporto tra fede e superstizione. Crudo oltre la convenzione (annegamenti, squartamenti…), realizzato con uno stile quasi documentaristico che si scioglie in parentesi mistiche e poetiche. Da rivalutare.