DAL RED CARPET DI VENEZIA AL (NUOVO) CINEMA: LA RIVOLUZIONE DI NETFLIX ATTRAVERSO ”BEASTS OF NO NATION”!

Un passo rivoluzionario, significativo, importante: Beasts of No Nation, in Concorso a Venezia, non arriverà in sala, bensì verrà distribuito su Netflix dal 16 ottobre, nello stesso momento in tutti i paesi in cui il portale è presente. Italia inclusa.

Accendete il wi-fi, trovate un hotspot, collegate il vostro modem: la rivoluzione del (nuovo) cinema è in atto. Forse, era dai tempi dell’avvento del DVD che il grande schermo non veniva investito da un cambiamento del genere. E, a giudicare dagli eventi, ha caratteri epocali. Il nome di tanto scompiglio? Netflix, naturalmente. La piattaforma di streaming on-demand statunitense, utilizzabile tramite un abbonamento mensile, permette la visione di innumerevoli film, documentari, serie televisive e, finalmente – come vi avevamo annunciato qualche settimana fa illustrando le tariffe e la programmazione -, arriverà anche in Italia, a ottobre. Ma non è tutto, perché la novità più importante, sta nel fatto che un prodotto Netflix concorrerà in uno dei festival cinematografici più importanti del mondo. Infatti, alla prossima, imminente 72. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, un’opera inserita nel Concorso Ufficiale non arriverà in sala, bensì verrà distribuita direttamente in streaming il 16 ottobre 2015. Il film in questione è Beasts of No Nation, terzo lungometraggio di Cary Fukunaga, eccezionale regista della prima serie di True Detective. La pellicola, con un Idris Elba protagonista, parla di Agu, un bambino nigeriano trascinato contro la sua volontà nell’orrore della Guerra Civile Africana. Dunque, come mai prima, non ci saranno uscite anticipate o posticipate, problemi di distribuzione o di doppiaggio: Beasts of No Nation sarà disponibile nello stesso preciso istante di release in tutti i Paesi in cui Netflix è presente. Italia compresa.

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Un passo storico che segna una profonda trasformazione nel modo di fare cinema e intrattenimento: prima (sì, siamo già ad un prima) il termine ultimo, l’ultimo tassello della scaletta produttiva era la sala, l’esercente; con tutti i problemi del caso riguardanti le copie, spesso irreperibili quando si parla di un film di nicchia, gli orari di programmazione non sempre soddisfacenti e, ancora, la difficoltà di raggiungere i grossi multiplex, solitamente fuori dal centro urbano. Sia chiaro, problematiche comunque legittime e complesse, che ci sono e persisteranno ad esserci, in ogni caso, ancora a lungo, perché, nonostante Netflix, la sala cinematografica continua a restare il fulcro, con i pregi e i difetti relativi. Ma è evidente, le cose stanno cambiando. Ora con questo nuovo modo di distribuzione, la sala – che teme, lecitamente, realtà come quelle di Netflix – è destinata ad essere scavalcata nella filiera distributiva, con i film che arrivano a casa, a portata di smartphone, tablet o next-gen TV. Del resto, l’esempio di un film considerevole come Beasts of No Nation (pensate se dovesse vincere il Leone d’Oro) lascia un segno indelebile: dal red carpet veneziano al web, fruibile da tutti, in qualunque momento, in qualunque formato. Un cinema oltre che nuovo, anche duttile, personale.

Beasts of No Nation

Una scelta coraggiosa quella di inserire il film in Concorso in un festival tradizionalista come quello di Venezia? Certo, ci sono stati altri esempi di pellicole distribuite in rete, ma in questo caso Beasts of No Nation è totalmente affidato, per la distribuzione globale, esclusivamente a Netflix. Quindi, sì, una scelta coraggiosa ma necessaria. Necessaria perché il cinema ha assolutamente bisogno di un’innovazione forte e rilevante, per scongiurare l’annosa questione della pirateria e, soprattutto, per garantire a livello globale la visione di prodotti che, per via delle lacunose distribuzioni nazionali (non solo italiane), altrimenti non arriverebbero mai, restando all’interno dei confini che, anno dopo anno, sembrano un tantino più effimeri; ci vorrà del tempo prima che questo modo di distribuzione sia la regola, magari si estinguerà prima del previsto (tra l’altro in Italia la banda larga, essenziale per Netflix, non è disponibile sul tutto il territorio), oppure farà diventare i nostri appartamenti dei multiplex su misura, eppure Netflix, con i suoi prodotti e la sua qualità (basti pensare ad un altro esempio: la serie House of Cards, campione di applausi e di ascolti con le intere stagioni distribuite sul portale), ha annullato il confine che divide il piccolo schermo da quello grande, con un modo di progettare e di pensare l’opera e la sua finalità. La nuova televisione, il nuovo cinema, il nuovo web. Chiamatelo come volete, ma Netflix ha iniziato ha (ri)scrivere le regole del mercato, della produzione, della distribuzione e, adesso, anche dei festival. Questo è solo il punto di partenza in un futuro che corre veloce come una fibra ottica.

Damiano Panattoni