Daphne Scoccia, l’intervista: «La mia vita dopo “Fiore”»

Daphne Scoccia (credit Alessandro Pizzi)

Dal lavoro come cameriera in un ristorante alla ribalta del Festival di Cannes il passo può esser breve, ma certo non è per tutti. Ci vogliono di certo un talento non comune e un pizzico di fortuna che aiuta il destino. È successo a Daphne Scoccia, 22 anni, la protagonista di Fiore di Claudio Giovannesi, fresca vincitrice del Ciak d’Oro Rivelazione dell’Anno. Daphne viene da San Benedetto del Tronto e fino all’incontro col regista faceva la cameriera a Roma per mantenersi. Scoperta per caso proprio nel ristorante dove lavorava, è diventata la protagonista di uno dei film caso dell’anno, applauditissimo l’anno scorso al Festival di Cannes. Il 7 luglio sarà a Trieste ospite di ShorTS – International Film Festival (1-8 luglio) per ricevere il Premio Prospettiva, negli anni già andato a Luca Marinelli, Alba Rohrwacher, Michele Riondino. Quest’anno Daphne se l’è meritato pienamente nei panni di una ragazzina dal passato tormentato che, nel carcere minorile dov’è finita per rapina, s’innamora di un altro adolescente borderline, interpretato dal rapper Joshua Algeri, tragicamente scomparso nel marzo scorso a soli 21 anni. Una sorta di storia alla Romeo e Giulietta dietro le sbarre, raccontata con eccezionale verità e delicatezza. «Joshua ed io venivamo entrambi da esperienze difficili: è stato il mio compagno di riscatto sullo schermo e nella vita», dice Daphne, che prima di entrare nel mondo del cinema ha fatto di tutto: «Ho lavorato in fabbrica, facevo gli spiedini di pesce surgelato, poi in un laboratorio di pasticceria, mi alzavo alle 4 di mattina. Ho fatto la cameriera, la babysitter». Ed ora ha da raccontare una storia intensa come un film: la sua.

Come sei stata scoperta per caso?

«A 19 anni sono partita dalle Marche per dare un cambiamento drastico alla mia vita. Avevo in tasca solo i 300 euro dell’ultimo lavoro che avevo fatto. Per caso il regista Claudio Giovannesi e la responsabile del casting Chiara Polizzi sono venuti a pranzo nel ristorante dove lavoravo. Mi hanno notata, e mi hanno invitato a fare un colloquio sulla mia vita: col regista abbiamo scoperto che avevo tanti punti in comune col personaggio di Fiore».

Daphne Scoccia e Claudio Giovannesi

Quali?

«La mancanza d’amore e una ricerca di attenzioni nella maniera sbagliata. E anche un senso di ribellione nei confronti delle autorità e degli adulti. Come il personaggio, ho avuto esperienze travagliate. Ero già andata via da casa a 17 anni, ho convissuto, sono tornata da mio padre, poi sono partita per Roma».

È stato facile iniziare a recitare?

«Non avevo mai pensato di fare l’attrice. Per me era già una difficoltà parlare davanti a quattro persone, invece mi sono ritrovata a promuovere il film al Festival di Cannes. Sono andata contro me stessa ma mi sono detta: se non lo fai sono stupida».

Daphne Scoccia (credit Alessandro Pizzi)

Il momento più difficile sul set?

«La scena di una telefonata in cui dovevo fingere di parlare con mio padre, interpretato da Valerio Mastandrea. Mi sono bloccata, mi sono messa a piangere. Il regista mi ha molto aiutata».

Dove ti vedremo prossimamente?

«Ho girato la commedia Niente di serio con Claudia Cardinale, Ricky Tognazzi, Ilenia Pastorelli, Edoardo Pesce, ma ancora non si sa quando uscirà. Di alcuni provini sto ancora aspettando la risposta. Nel frattempo ho girato i videoclip musicali di Roy Paci e Vasco Brondi, ovvero Le luci della centrale elettrica. E poi parteciperò alla serie tv di Niccolò Ammanniti The Miracle. Ormai sento che fare l’attrice è la mia strada. Ancora mi vergogno a salire sul palco, faccio fatica ad esprimermi, ma è una lotta contro quella parte di me che mi ha sempre bloccata».