DARK PLACES – NEI LUOGHI OSCURI

Dark Places, Francia, 2015 Regia Gilles Paquet-Brenner Interpreti Charlize Theron, Nicholas Hoult, Christina Hendricks, Chloë Grace Moretz Distribuzione M2 Pictures Durata 1h e 53’ 

In sala dal

22 ottobre

Testimone confusa del massacro anni prima della famiglia per colpa (disse lei e la giuria confermò) del fratello adolescente satanista, Libby Day è cresciuta come una sbandata, potendo contare solo sui proventi che le han dato pietose collette e un libro di memorie. Ora, senza un soldo e con il passato sanguinoso che non sa esorcizzare, per raccattare qualche dollaro accetta di incontrare e farsi intervistare dal Kill Club, un gruppo di assatanati dei casi di omicidio più controversi. Bersagliata da domande, alcune deliranti altre no, comincia a coltivare qualche dubbio: cosa è veramente successo quella notte? Ma a sapere la verità è probabilmente solo l’odiato fratello, tuttora in carcere, che si proclama innocente e disposto a perdonare.

Ci sono cose interessanti in questo crime movie nell’America più miserabile e profonda, realizzato oltretutto da un parigino, Gilles Paquet-Brenner (classe 1974, suo miglior film sinora La chiave di Sara, 2010). Con un tono leggero ma persistente da “anche se ne sono affascinato vi spiego io l’America”, il thriller si concentra soprattutto sul drammatico personaggio di Libby – impasto di ferite non rimarginate, crosta da “lasciatemi in pace” e tenerezza imbrigliata – ben reso da una Charlize Theron che gli anni rendono più luminosa e più sicura dei suoi (notevoli) mezzi artistici e sulla bizzarria un po’ folcloristica del Kill Club, una di quelle eccentricità sintomatiche della mentalità e dell’alienazione americane che noi europei siam soliti sottolineare con un certo affascinato sconcerto. Così tra flashback sempre più cupi e violenti, in cui spicca anche Chloe Grace Moretz che però deve stare attenta a non cadere nel cliché della giovane perduta (altrimenti rischia di fare la fine di Juliette Lewis….), la storia si dipana sino alle rivelazioni finali con susseguenti lacrime catartiche. Da un romanzo di Gillian Flynn, scrittrice abile a relazionarsi con lo schermo (suo è anche lo straordinario soggetto di L’amore bugiardo – Gone Girl), un discreto prodotto, più abile nelle coloriture d’ambiente che non negli spasmi del thriller.

Massimo Lastrucci