David Lynch: “Il coronavirus cambierà il nostro modo di pensare”

Il regista in un'intervista a Vice racconta la sua quarantena: "Bevo caffè e costruisco lampade". Dopo la pandemia dice, "il mondo sarà più spirituale"

David Lynch

“Questa pandemia ci insegna che per qualche motivo stavamo percorrendo la strada sbagliata, è come se Madre Natura ci avesse detto: ‘basta, dobbiamo fermare tutto’. Durerà abbastanza da portarci verso un nuovo modo di pensare, che sarà più spirituale e gentile, ci riavvicinerà in maniera forte e bella”.

David Lynch lo dice, parlando dell’emergenza coronavirus, in un’intervista a Vice.
Quello dopo la pandemia, “sarà un mondo diverso, un mondo molto più intelligente. Le soluzioni ai problemi (che stiamo affrontando) arriveranno e la vità sarà bella. Torneranno i film. Tutto rifiorirà, probabilmente in una maniera migliore”.

Nel frattempo, chiusi i casa, possiamo “disegnare, dipingere, costruire piccole cose, scrivere canzoni, poesie, storie, che più avanti si possono filmare, si può giocare e inventare giochi In un piccolo spazio possono succedere così tante cose, si possono inventare ricette e cucinare. E’ un’opportunità per tanti diversi esperimenti”.

Per il regista, la routine in quarantena “è più o meno quella che avevo prima. Mi sveglio, e inizio a bere caffè… dopo medito e mi metto al lavoro”. In questi giorni, Lynch si dedica soprattutto al lavoro manuale e sta creando due piccole lampade in legno: “Servono le lampadine, la resina di poliestere… quel tipo di cose”. Il contrasto fra luce ed ombra torna spesso nel suo cinema: “L’oscurità è il nulla, l’assenza di qualcosa – spiega -. Blocca il flusso delle idee, è negatività. Se si medita, vedi arrivare le soluzioni”.

Qualche settimana fa è girata su qualche sito l’indiscrezione su possibili trattative del cineasta con Netflix per una nuova miniserie per la quale ci sarebbero stati incontri con Laura Dern e Naomi Watts. La piattaforma intanto ha reso disponibile, in coincidenza con il 74/o compleanno del cineasta, nato il 20 gennaio 1946, un suo corto quasi inedito, realizzato nel 2017: What did Jack do?

 

Perché fai film? Rispondono i grandi registi. Parte 1