DEEPWATER – INFERNO SULL’OCEANO: LA RECENSIONE

Il 20 aprile 2010, quasi al termine delle lavorazioni di un pozzo al largo della Louisiana, un’esplosione devasta la piattaforma Deepwater Horizon, affittata al momento dalla BP, causando un terribile incendio e la fuoruscita di enormi quantità di fango e petrolio dal fondo dell’Oceano. Sarà il più increscioso disastro ecologico marino in territorio americano, con 11 morti, un mare inquinato per tanto tempo, più un tribolato processo per stabilire le responsabilità. Il film racconta la tragica giornata dei 126 lavoratori, seguendo i comportamenti del capo elettricista Mike Williams, della tecnica Andrea Fleytas, del responsabile della piattaforma Jimmy Harrell.

Ogni tanto il genere catastrofico torna nella sua forma più classica. La regia di Peter Berg (Hancock, Battleship) segue lo schema dei successoni anni Settanta (tipo L’inferno di cristallo per intenderci) ma innervandolo con una robusta dose di realismo quotidiano. Dichiaratamente dalla parte dei rednecks (ovvero i proletari degli Usa meridionali che hanno il collo rosso scottato dal sole): «sarà una notte molto lunga» dice uno di loro e sembra l’atteggiamento understatement di un eroe del western, giustamente malizioso nei confronti dei dirigenti (è dalla BP che parte l’ordine di non effettuare i test di controllo sulla tenuta del cemento), con un Malkovich boss cinico e “antipatico” come solo lui sa porsi. Wahlberg invece (che con Berg ha già recitato nel bellico Lone Survivor) è il perfetto uomo comune (marito e padre) che sa compiere gesti eroici senza essere un superman. Naturalmente il film (realizzato tra l’altro in parte in Louisiana, a Chalmette) riesce a convincere e anche a esaltarsi con la deflagrazione delle scene di distruzione, una apocalisse incontrollata che avvolge i malcapitati, tanto più di impatto in quanto strategicamente preceduta nel racconto dalla “lentezza” della quotidianità, mentre sul fondo marino minacciosamente si moltiplicano i segnali che qualcosa di terribile è in procinto di accadere. Dal punti di vista dell’adrenalina, un prodotto impeccabile.