Diplomazia culturale e ruolo del cinema

Tra gli appuntamenti più interessanti della Mostra, spicca il convegno su Diplomazia culturale e ruolo del cinema. Giovedì 4 settembre nella Sala Tropicana dell’Hotel Excelsior hanno preso la parola, in ordine d’intervento, ilDirettore Generale per il Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Nicola Borrelli, il Presidente dell’Istituto per gli Studi Internazionali di Politica Internazionale (ISPI), Giancarlo Aragona, il Presidente della Biennale, Paolo Baratta, l’onorevole Francesco Rutelli, Presidente, tra l’altro, dell’associazione Priorità Cultura, il Professore di Storia del Cinema del King’s College di Londra, Chris Berry, il Professore di Storia del Cinema dell’Università di Padova, Giampiero Brunetta e il Professore di Storia Romana della Scuola Normale Superioredi Pisa, Andrea Giardina.

Il dibattito è stato moderatoda Renata Codello, Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna, e, spaziando da internet agli antichi romani, ha avuto come focus il cinema come strumento di formazione e informazione. «Il cinema svolge un ruolo di diplomazia non-istituzionale perché, rendendo familiare ciò che è estraneo, avvicina anche i Paesi più lontani, non solo geograficamente, ma anche culturalmente »Â afferma in apertura di lavori Nicola Borrelli, sottolineando il ruolo, ancor oggi fondamentale, della settima arte nel far da ponte tra mondi diversi. Il grande schermo è e rimane «un’esperienza che forgia l’identità di un popolo e la personalità degli uomini che lo formano, proiettando nel tempo e nello spazio i valori culturali della società ».

Il cinema si pone quindi come ambasciatore culturale, come cornice ideale all’interno della quale la comunicazione tra i Paesi diviene possibile, come dimostra il dialogo che, sulla pellicola e grazie alla pellicola, avviene anche quest’anno tra Israele e il mondo arabo. La Mostra può svolgere questo ruolo diplomatico proprio perché, come afferma Brunetta, «l’ideologia viene lasciata fuori dalla sala.” Ricorda il presidente Baratta: «Grazie a questa sua peculiare libertà, Venezia torna a essere nei giorni della Mostra la capitale mondiale della diplomazia culturale, essa è da sempre strumento di dialogo internazionale ». Uno strumento dotato di due anime: il “campo d’allenamento”, costituito dalla Biennale d’Arte e Architettura, e il “campo da gioco”, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Nel primo, i Paesi manifestano la “volontà di esserci”, un’intenzione che nella 2° edizione della Mostra era espressa da 17 Paesi e quest’anno da ben 60 (l’anno prossimo si prevede di raggiungere quota 80). Questa nutrita presenza di delegazioni nazionali si deve da un lato al fattore cumulativo: «C’è lui, l’altro Paese, e voglio esserci anch’io »Â afferma ciascuno Stato partecipando alla Biennale; dall’altro è dovuta al desiderio di «mostrare al mondo la propria differenza rispetto a tutti gli altri Paesi e la propria capacità di stare al mondo e comunicare con gli altri ». «La Mostra – prosegue il Presidente – dà un riconoscimento culturale a quegli stessi Paesi che oggi chiedono alle Nazioni Unite un riconoscimento politico ».

Il campo da gioco costituito dalla Mostra è nato nel 1932 come una sezione, un’emanazione del campo d’allenamento della Biennale, nel quale i Paesi si confrontano. A riprova dell’importanza, nel bene e nel male, della diplomazia politico-culturale, Baratta ricorda come fu proprio un accordo contenuto nel Patto d’Acciaio – che ammetteva alla Mostra soltanto pellicole italiane e tedesche – a “provocare” la nascita del Festival di Cannes, sorto per l’appunto dall’accordo tra le diplomazie escluse dal Lido.

Qual è il ruolo di Venezia nella società di oggi, sempre più globalizzata? Secondo Baratta, la Mostra diventa sempre più internazionale, passando da vetrina mondiale sul cinema italiano a finestra che dall’Italia si affaccia sul mondo: «Un film prodotto a Los Angeles e presentato in Laguna, oggi viene promosso, attraverso la Mostra, presso la stessa Los Angeles ». Fondamentale in quest’opera di promozione cinematografica e di diplomazia culturale è il ruolo della fiducia, «l’unico strumento di scambio che le istituzioni culturali, come la Mostra, hanno a disposizione ». Per mantenerla, Paolo Baratta e Antonio Barbera lavorano per portare ogni anno al Lido pellicole di valore universale. Affinché questa fiducia resti alta, Baratta si sofferma sull’importanza di salvaguardare la Mostra come luogo d’incontro fisico, nel quale il pubblico possa toccare l’arte e sfiorare gli artisti «perché oggi più che mai c’è bisogno di contatto tra l’uomo e l’Uomo che il grande schermo cerca da sempre di raccontare ».

Se sul fronte esterno il cinema si pone come strumento fondamentale di diplomazia culturale, su quello interno è stato, invece, il principale artefice dell’unità d’Italia. «Basti pensare – fa notare Baratta – che nel 1953 erano 800 milioni i biglietti del cinema staccati dagli italiani »Â che da Venezia a Taormina vedevano tutti gli stessi film e imparavano a conoscersi e a riconoscersi attraverso il grande schermo. In un mondo dai poteri diffusi, «il potere del cinema – conclude Rutelli – è fondamentale per garantire il dialogo tra i popoli e la comunicazione tra le coscienze ».

Flaminia Chizzola