EMMANUELLE RIVA: STORIA DI UN’ATTRICE IN 5 TITOLI DA RIVEDERE

Era tornata alla ribalta internazionale nel 2012 per la sua performance in Amour di Michael Haneke, per cui vinse il César, il Bafta e L’European film Award, tra gli altri, ma tutti la ricordavano per il suo folgorante esordio nel 1959 in Hiroshima mon amour di Alain Resnais, o nei panni della sfortunata ebrea Terese in Kapò di Gillo Pontecorvo (era proprio lei che si uccideva sul filo elettrico del campo di concentramento ripresa dal regista col celeberrimo “carrello” condannato da Jacques Rivette sui Cahiers du Cinéma).

Emmanuelle Riva, scomparsa lo scorso 27 gennaio a 89 anni, era un’attrice diversa da quelle della sua generazione, colpiva e affascinava con la sua presenza, a volte inafferrabile, ma proprio per questo vincente. Il cinema l’ha sfruttata meno di quello che avrebbe potuto, anche se nei primi Anni ’60 si divise spesso tra Francia e Italia (tra gli altri un bel film di Luciano Salce da rivalutare, Le ore dell’amore, del 1963). La ricordiamo qui attraverso cinque delle sue migliori interpretazioni.

HIROSHIMA MON AMOUR di Alain Resnais (1959)

Da un soggetto di Marguerite Duras. Un’attrice francese a Hiroshima per lavoro vive una breve storia d’amore con un architetto giapponese. Una relazione che si sovrappone a quella che la donna aveva avuto con un tedesco durante la guerra. Fragile, appassionata e segnata dal tempo, Emmanuelle Riva è una rivelazione sin dal suo primo film.

ADUA E LE COMPAGNE di Antonio Pietrangeli (1960)

Alcune prostitute decidono di abbandonare la strada e di aprire un ristorante per conto loro, ma vengono raggirate da uno strozzino e finiranno per tornare a prostituirsi. Coproduzione italo-francese (nel cast anche Simone Signoret) e ancora un personaggio fragile, ma attraversato da una speranza quasi fanciullesca per la Riva.

LEON MORIN PRETE di Jean-Pierre Melville (1961)

Dal romanzo di Béatrice Beck. Il regista Melville abbandona i temi noir a lui cari per raccontare la delicata e profonda relazione tra una vedova (straordinari i sottottoni usati dalla Riva per interpretarla) e un giovane prete (Jean-Paul Belmondo). Lunghi colloqui, sentimenti nascosti e un grande rigore morale.

GLI OCCHI, LA BOCCA di Marco Bellocchio (1982)

Un attore in crisi torna a casa dopo il suicidio del fratello gemello. Nel suo percorso di superamento del trauma cerca di lenire anche la ferita devastante che il gesto ha causato alla madre. Vent’anni dopo Leon Morin prete Emmanuelle Riva conserva l’innocenza della sua giovinezza, aggiungendo accenti di composto dolore, ma non per questo meno profondo.

AMOUR di Michael Haneke (2012)

L’esistenza di due anziani coniugi è sconvolta dall’improvviso ictus che colpisce la donna. Il marito, vedendola ridotta a una condizione insopportabile e umiliante, decide di aiutarla al distacco definitivo. Un film che prende alla gola, con i sentimenti portati sino all’estrema conseguenza. La Riva è impressionante nel suo passaggio dal dolore all’assenza di emozioni, ma che nulla nasconde dello sgretolarsi della vita.

Valerio Guslandi