ESCOBAR

Nick pensa di aver trovato il paradiso quando va in Colombia da suo fratello. Una laguna di color turchese, una spiaggia bianca come l’avorio, onde perfette: un sogno per questo surfista canadese. Poi Nick incontra Maria, una colombiana mozzafiato. I due si innamorano pazzamente e tutto sembra andare per il meglio. Almeno fino a quando Maria non presenta Nick al suo carismatico zio: Pablo Escobar. Da quel momento la vita del ragazzo diventerà un incubo dal quale non sembra esserci via d’uscita.

Ambiziosa opera prima dell’attore italiano Andrea Di Stefano che porta sullo schermo una storia vera accaduta a un giovane bolognese, Escobar affida a Benicio Del Toro un altro ruolo iconico dopo quello di Che Guevara nel film di Steven Soderbergh. Di Stefano dimostra di avere tutto il talento necessario per misurarsi con il cinema internazionale e per affrontare un personaggio complesso e scivoloso senza cascare nelle trappole del genere gangster movie. Con la complicità di Del Toro, avvezzo a ruoli di feroce narcotrafficante, il regista non confeziona un tradizionale biopic, ma esplora in maniera non banale le dinamiche di una mente criminale, la complessa psicologia di un affettuoso padre di famiglia che racconta favole ai suoi figli, che canta canzoni d’amore alla moglie, di un cattolico convinto che prega prima di ogni strage, che per anni riuscì a ingannare i suoi connazionali con promesse di benessere, facendo modificare leggi a suo favore e mettendo in ginocchio da solo il governo del paese. La sceneggiatura mescola azione, thriller, melodramma e romanzo di formazione in un solido crescendo drammaturgico capace di trasformare la disavventura di Nick in una più universale odissea umana.