EWAN MCGREGOR E LA SUA PRIMA REGIA: «AMERICAN PASTORAL? MI HA CAMBIATO LA VITA »

IL DEBUTTO
«La prima cosa che ho letto non è stata il romanzo ma la sceneggiatura. L’ho trovata commovente fino alle lacrime». Una dichiarazione audace quanto spiazzante nella sua disarmante sincerità quella di Ewan McGregor, attore di cult come Trainspotting o piccole perle sconosciute come Beginners, passato, per la prima volta, dall’altra parte della macchina da presa per dare vita ad uno dei romanzi più iconici del XX secolo: Pastorale Americana di Philip Roth. La storia dell’apparentemente perfetta vita di Seymour “Lo Svedese” Levov che si sbriciola sotto i suoi occhi, nell’America degli anni ’60, quando la sua adorata figlia, Merry, viene coinvolta in un attentato terroristico che fa esplodere, insieme al piccolo ufficio postale di Rimrock, anche le loro esistenze. Un debutto registico impegnativo, presentato in anteprima al Toronto International Film Festival, che l’ha visto confrontarsi il Premio Pulitzer Roth. «È stata un’esperienza che mi ha cambiato la vita. Una cosa che volevo da anni. Non potevo aspettarmi nulla di meglio, sento di essere cresciuto», continua il neo regista, «Ho preso parte a conversazioni molto creative, da quelle con lo sceneggiatore al lavoro di post produzione. Tutte figure che già conoscevo ma che ho scoperto sotto un nuovo punto di vista».

DAL LIBRO AL FILM
Un titolo quello di Pastorale Americana capace di intimidire, sia per la storia raccontata che per il prestigio della penna che l’ha firmata. «Il film esplora la generazione del dopoguerra americano che entra in collisione con quella dei loro figli» racconta il regista «Uno scontro che per certe tematiche ricorda aspetti molto simili a quelli dell’America di oggi. Ma non è stato intenzionale, volevo fare un film che rispecchiasse il romanzo». Un’esperienza vissuta con la consapevolezza di chi per oltre vent’anni ha avuto la possibilità di collaborare con «registi incredibili ed anche con altri meno bravi che mi hanno regalato un punto di vista privilegiato dal quale imparare e capire che non c’è un modo giusto per fare questo mestiere e che molto dipende anche dal carattere». Ad affiancare McGregor sul set, oltre a Dakota Fanning, anche Jennifer Connelly nel ruolo di Dawn Levov. Un personaggio, confida l’attrice, che «non mi somiglia affatto anche se trovo commovente il rapporto con sua figlia Merry. Questo è l’aspetto più bello del mio lavoro: poter vestire i panni di qualcun altro e vedere le cose da una prospettiva differente».

Prima di congedarsi dalla stampa Ewan McGregor ha raccontato che «tornare sul set con Danny e gli altri ragazzi a vent’anni da Trainspotting è stato bellissimo» mentre Jennifer Connelly si è lasciata andare al ricordo di un ballo molto speciale, quello con David Bowie, sul set di Labyrinth. «Ricordo che ero molto nervosa e quell’abito così pomposo mi inibiva. Bowie fu davvero molto gentile con me, supportandomi anche con delle battute. Un vero eroe».