Cannes 2022, Les Pires – Recensione

Opera di esordio nel lungometraggio di Lise Akoka e Romane Gueret. In concorso nella sezione Un Certain Regard di Cannes 2022

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Les Pires

Un regista, non più giovanissimo ma alla sua opera prima, va in una scuola di un quartiere popolare Picasso, nei sobborghi di Boulogne-sur-mer, per fare il casting del suo film, incentrato su una serie di storie di giovani che vivono in un ambiente profondamente disagiato.

Gli abitanti della zona osteggiano il film, convinti che ritragga una realtà peggiore di quella in cui vivono, e non capiscono perché siano stati scelti come attori ragazzi che tutti considerano i peggiori elementi del quartiere. Il regista va avanti mentre le vite dei suoi giovani attori si intrecciano con quelle della troupe e si fondono con la trama.

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Opera prima delle regista Lise Akoka e Romane Gueret, Les Pires (ovveri I peggiori) nasce da un’esperienza che le due giovani cineaste vissero sul set del film su cui si conobbero, Le Nouveau, in cui lavoravano nel reparto casting e selezionarono due bambini, a loro parere fantastici, che poi non furono presi per il film. Da lì è nato un cortometraggio, candidato ai César e dal titolo Chasse Royale, che è servito come base per il loro esordio nel lungometraggio .

Les Pires deve molto a Francois Truffaut, intrecciando il cinema sul cinema di Effetto notte con la straordinaria sensibilità che il grande maestro francese aveva nei confronti della condizione giovanile. C’è tanto de I quattrocento colpi, di Baci rubati, il tutto visto attraverso diversi occhi.

Quelli cinici e manipolatori del regista, costantemente sull’orlo di un crollo mentale, combattuto dal dilemma se questi ragazzi siano per lui persone o strumenti, utili per raggiungere un traguardo nella vita.

Di contro c’è l’umanità dei componenti della troupe, consapevoli che la finzione in cui i giovani sono coinvolti può essere l’inizio di un percorso per una vita migliore.

Les Pires è un film che cammina su un filo sottilissimo, sempre in equilibrio tra patetismo e strumentalizzazione, ma se quest’ultima viene dichiarata apertamente, e quindi di fatto neutralizzata, il primo elemento non viene mai sfruttato per provocare emozioni a buon mercato. Al contrario, come sempre accade sono i bambini che ci guardano e ci giudicano.

Girato con grande asciuttezza, montato con sapienza e ritmo grazie anche a un lavoro di scrittura a monte che fonde l’improvvisazione con una sceneggiatura congeniata con intelligenza, Les Pires ha nelle interpretazioni i punti di forza.

Nei panni del regista troviamo Johan Heldenbergh, già struggente protagonista dell’indimenticabile Alabama Monroe e anche qui bravissimo.

I giovani interpreti sono tutti fantastici, ma è impossibile non essere rapiti dal magnetismo e dalla dirompente gioventù di Mallory Wanecque. Quindici anni, di Valenciennes, la sua Lily è un personaggio che ti entra nel cuore, tra la vita che l’ha già resa dura e il puro romanticismo che solo un’adolescente ai primi amori è in grado di provare.

Diventerà la nuova Isabelle Adjani. Che guarda un po’, fu lanciata da Truffaut con Adele H.

Il film è in concorso nella sezione Un Certain Regard e sarà distribuito in Italia da I Wonder Pictures

RASSEGNA PANORAMICA
VOTO:
cannes-2022-les-pires-recensioneUn regista, non più giovanissimo ma alla sua opera prima, va in una scuola di un quartiere popolare Picasso, nei sobborghi di Boulogne-sur-mer, per fare il casting del suo film, incentrato su una serie di storie di giovani che vivono in un ambiente profondamente...