CIAK BIZARRO! FELLINI MASTORNA

Grazie a una meritoria iniziativa dello scenografo Francesco Frigeri, docente al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, gli allievi del suo corso di scenografia sono stati protagonisti di una singolare attività svoltasi durante lo scorso anno accademico, di un progetto che Ciak (vedi numero di Ottobre attualmente in edicola) ha presentato in anteprima ai suoi lettori. Frigeri ha pensato di far visualizzare agli studenti i mondi perduti nascosti nelle pagine delle sceneggiature dei film mai realizzati da cinque dei nostri più importanti registi. 

La ricerca è partita dal  “titolo che mai non fu” forse più famoso di sempre, ovvero  dal Viaggio di G. Mastorna di Federico Fellini. Recuperata la copia della sceneggiatura depositata al CSC, è iniziato il lavoro, affidando ciascuna scena a un allievo per poi uniformare stilisticamente il tutto, lavorando anche con l’apporto della grafica computerizzata: il risultato finale è davvero pregevole. In questo composit vi mostriamo due bozzetti, nonché alcune rare foto di Fellini intento a “provinare” per il ruolo del protagonista prima Marcello Mastroianni, poi Paolo Villaggio.

Nella nostra rubrica web “Bizarro!Images”, vi presenteremo di volta in volta gli altri titoli, le altre grandi opere irrealizzate sulle quali gli allievi del Centro lavoreranno nei prossimi anni. Iniziamo questo excursus dalla prima, appunto dal “bizarro” Viaggio di G. Mastorna detto Fernet.

In una lettera del 1965 indirizzata al produttore Dino De Laurentiis, Fellini così parlava del suo progetto: «Ammesso che ce ne sia bisogno, il senso del film dovrebbe essere questo: noi proiettiamo in una dimensione che generalmente chiamiamo aldilà il cumulo delle nostre speranze, della nostra prigione educativa, della nostra ignoranza, senza renderci conto che questo aldilà, inventato, mistificato, fantasioso o moralistico condiziona inevitabilmente la nostra vita di qua, che di conseguenza viene a sua volta inventata e mistificata; in altre parole, impegnata in falsi schemi. L’allegro pasticcio che voglio tradurre in film tenderebbe a oggettivare questo aldilà così come il protagonista (e la maggior parte di noi con lui) se lo immagina e a suggerire la liberazione del personaggio. Il protagonista muore perché ha paura della morte e ha perso il senso più autentico della vita».

Il viaggio di un violoncellista in un “Assurdo Universo”, in un Purgatorio del secolo XX, un tragitto che poi mai si compirà a causa di negativi presagi, incomprensioni produttive e altri progetti che ne ingloberanno parti (su tutti, La città delle donne).  Ipotizzati molti attori per dare voce e volto al protagonista; tra gli italiani, il fido Mastroianni, Ugo Tognazzi e in ultimo Paolo Villaggio. Milo Manara ne visualizzò a fumetti l’incipit. Scene madri: l’atterraggio di un aereo nella Piazza di Colonia, la fuga di Mastorna in un labirintico quartiere composto da centinaia di templi di tutte le confessioni, i lanci nel vuoto di un gruppo di trapassati che si gettano da un grattacielo per il fatto di “non poter più morire”, la visita del protagonista a una strampalata famiglia napoletana e molte altre di altrettanto forti originalità e impatto. Un “mondo weirdo” e alieno che purtroppo il Maestro riminese ha lasciato svanire – per destino o volontà – tra le pagine del suo leggendario Libro dei sogni.

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