Jamie Lee Curtis, intervista alla leggenda di Halloween

Intervista all’attrice, premiata a Venezia con il Leone alla carriera e protagonista dell’horror Halloween Kills, in uscita: «Il premio più bello è essere sobria da 23 anni»

Jamie Lee Curtis
Jamie Lee Curtis approda al Lido di Venezia (Foto di Maurizio D'Avanzo)

«Jamie Lee Curtis appartiene a quel rarefatto gruppo di attrici e attori hollywoodiani capaci di offrire la personificazione più convincente di tutte quelle qualità che rappresentano l’anima del grande cinema mondiale – ha dichiarato Alberto Barbera nell’assegnare all’attrice il Leone d’oro alla carriera – Dopo il folgorante debutto nell’horror Halloween, divenuto un classico, recita ormai da quattro decenni con una carriera che comprende più di quaranta film, ricordandoci che il vero talento, unito all’intelligenza, all’ironia, alla perseveranza e alla pura grinta, rappresentano i tratti distintivi di questa autentica star».

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L’approdo veneziano dell’attrice, incontrata da Ciak sulla terrazza dell’Excelsior, ha segnato un momento di insolita rilassatezza. Arrivata scalza all’incontro, prima ha presentato le (evidentemente scomode) scarpe ai giornalisti e poi si è raccontata a cuore aperto, senza quelle ritrosie e prudenze che artisti del suo calibro mostrano di solito di fronte alla stampa.

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«Non ero mai stata alla Mostra di Venezia e l’idea che il festival più prestigioso del mondo mi attribuisca ora un premio alla carriera mi ha sorpreso: non capisco bene come sia successo ma questo è bene – ha esordito l’attrice – Dicono che sia un premio per un’intera vita di lavoro e per me è abbastanza scioccante: mi sembra impossibile di essere stata così a lungo nel mondo del cinema da ricevere un riconoscimento alla carriera, anche perché la mia creatività è esplosa solo dopo che ho compiuto 60 anni e sento di aver appena cominciato a dare il meglio di me».

David Gordon Green, Roberto Cicutto, Jamie Lee Curtis, Alberto Barbera

Quindi non considera il premio un punto d’arrivo?

Lo considero un regalo e lo accetto con molta gratitudine, ma non è certo questo prestigioso regalo che la Mostra mi ha voluto fare il maggior motivo di orgoglio di quanto
ho fatto finora nella mia vita.

Qual è allora la cosa che la rende più orgogliosa?

Essere tornata sobria ormai da ventitré anni. Anche se nessuno lo sapeva ero dipendente da oppiacei e alcool: essermi riuscita a disintossicare è la cosa più importante che abbia mai fatto. È questa la mia storia, il fatto che oggi posso assaporare la libertà: prima per me
era come essere in prigione e ora invece sono libera come un uccello, sono nel presente coi piedi ben piantati per terra e vivo la mia vita momento per momento. Questa è una conquista più importante di qualunque riconoscimento potrò mai ottenere al cinema.

C’è qualcuno a cui si sente di dedicare questo Leone?

Qui alla Mostra hanno presentato Halloween Kills e il ruolo di Laurie Strode è un sodalizio che ha lanciato e sostenuto la mia carriera e dato vita a un franchise amato dal pubblico di tutto il mondo. Quindi dopo essere tornata per la sesta volta nei panni di Laurie, penso sia giusto ricevere il Leone d’oro da parte sua e di tutte le coraggiose eroine nel mondo che affrontano a testa alta ostacoli insormontabili: intendo onorare così le vittime di ogni tipo di violenza, odio e discriminazione.

Lei è figlia di due star indimenticabili come Tony Curtis e Janet Leigh, che ricordi ha di loro?

I miei genitori si sono separati quando avevo solo quattro anni, quindi per me, come per tutti i figli di separati, è difficile avere ricordi comuni con entrambi. Io ho vissuto con mia madre, mio padre non c’era quasi mai, posso dire che non l’ho mai veramente conosciuto. È buffo a pensarci, ma di lui ho un solo vero ricordo insieme.

Quale?

Quando girava Attenti a quei due aveva affittato una casa in Sardegna, dove eravamo andati con mia sorella, ma quando siamo arrivati i nostri bagagli erano andati persi. Così io e lui siamo andati a passeggiare in riva al mare e lui mi ha detto: «Facciamo un bagno». Ci
siamo buttati in acqua in mutande e quella nuotata è la memoria più forte e felice che ho di lui. È stato il primo e unico momento della mia vita in cui ho sentito di essere veramente vicina a mio padre.

E con sua madre?

Come faccio ad avere un singolo ricordo con chi ho vissuto ogni giorno? – si blocca e trattiene a stento le lacrime – la cosa che ricordo di lei è che quella donna meravigliosa ha trascorso l’intera esistenza sentendosi inadeguata. Assurdo, no? Era una donna e un’attrice straordinaria, ma si sentiva come una ragazzina intimidita e io non sono riuscita ad aiutarla
come avrei voluto.

Una poltrona per due

Nella sua carriera quali sono i film di cui è più fiera?

Sono molti: da Halloween, che nel 1978 mi ha reso popolare, a True Lies, da Freaky Friday a Un pesce di nome Wanda e naturalmente Una poltrona per due.

Sa che da noi lo trasmettono ogni Natale?

Allora in Italia ormai avete fissata in mente l’immagine delle tette dei miei vent’anni!

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