FIORE

In un carcere minorile Daphne, detenuta per rapina, si innamora di Josh, anche lui giovane rapinatore. I maschi e le femmine non si possono incontrare e l’amore è vietato: la relazione di Daphne e Josh vive solo di sguardi da una cella all’altra, brevi conversazioni attraverso le sbarre e lettere clandestine. Il carcere non è più solo privazione della libertà, ma diventa anche mancanza d’amore.

Chiamato quest’anno nella prestigiosa Quinzaine di Cannes, Giovannesi torna a indagare l’universo degli adolescenti di oggi, fragile e disperato, dove tutto può ancora succedere e dove ogni avvenimento assume dimensioni spesso incontrollabili. Divisi dalle sbarre di un riformatorio che non consente il contatto tra ragazzi e ragazze, Daphne e Josh sono due Giulietta e Romeo dei nostri tempi, senza tetto né legge, disposti a tutto pur di inseguire un amore impossibile e proibito, loro unica possibilità di riscatto. La macchina da presa segue Dafne a distanza ravvicinata, fotografando rabbia e dolcezza, sgomento, speranza e delusione dipinti sul volto di questa attrice non professionista, vera sorpresa del film. Al regista, che guarda a Mouchette di Robert Bresson, non interessano le analisi sociologiche, ma le due anime ribelli, inermi e pure, terribilmente romantiche, incastonate in corpi in fuga che si cercano, si sfiorano, si desiderano e si prendono. Con un finale che mantiene ogni promessa e rappresenta la felice sintesi del punto di vista adottato dal regista.