First Man – Il primo uomo apre il Trieste Science+Fiction Festival: la recensione

L’edizione 2018 del Trieste Science+Fiction Festival, in programma a Trieste dal 30 ottobre al 4 novembre, parte questa sera dall’attesissimo nuovo film di Damien Chazelle First Man – Il primo uomo sulla vera storia dell’astronauta Neil Armstrong, il primo essere umano che ha messo piede sulla Luna. A presentarlo sarà un vero uomo delle stelle: l’astronauta Umberto GuidoniCiak seguirà con voi il festival in diretta giorno dopo giorno. E domani a Trieste arriva un vero maestro degli effetti speciali e della fantascienza: Douglas Trumbull, Premio Oscar per gli effetti visivi di 2001: Odissea nello spazio!

FIRST MAN – IL PRIMO UOMO: LA RECENSIONE

First Man Usa, 2018 Regia Damien Chazelle Interpreti Ryan Gosling, Claire Foy, Jason Clarke, Kyle Chandler Distribuzione Universal Durata 2h e 21’

Al cinema dal 31 ottobre 2018

IL FATTO — Di cosa è fatta la stoffa degli eroi? Neil Armstrong, il primo uomo sulla Luna, ha indubbiamente la stoffa giusta di chi è così determinato nel suo obbiettivo da concedere poco ai lati frivoli dell’esistenza, ombroso e laconico persino nelle conferenze stampa, tanto che quando i colleghi scopriranno una sua giovanile passione per l’operetta e il musical questo scatenerà stupore e ilarità. Qui seguiamo la sua straordinaria avventura dal 1961, pilota d’aviazione, al 1969, quando emozionò il mondo intero, il 20 luglio 1969, esclamando al momento dell’allunaggio: “Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità”.

L’OPINIONE — Il film, anzi: il filmone dato che tocca le due ore e un quarto (e qualche sforbiciatina qua e là ne avrebbe aumentato il tasso di tensione) e che apre in pompa magna il Trieste Science+Fiction Festival, è costruito quasi su due blocchi tematico-narrativi in alternanza. Da una parte il racconto delle tappe dell’impresa, contestualizzazioni politiche e sociali comprese, con l’attenzione dello scaltro Chazelle (La La Land) rivolta soprattutto nell’evidenziare la pericolosità (inimmaginabile) di quei voli pionieristici: gli ambienti angusti degli abitacoli, i rumori stridenti. luci che lampeggiano e vibrazioni, con il disastro sempre lì sulla soglia (la sequenza iniziale è magistrale) e l’impresa è soprattutto non farlo succedere. Qualche volta la tragedia accade davvero e pare quasi una tappa dolorosissima ma necessaria per arrivare là dove i Russi non possono (la Guerra Fredda si vince anche sul fronte del prestigio e la propaganda). Il viaggio sulla Luna di Armstrong, Aldrin e Collins è raccontato quasi “dall’interno”, claustrofobicamente, con colonna sonora naturale (peraltro le musiche quando incombono non sono memorabili) e sbarco in soggettiva.

L’altra parte del film è invece è costituita dal coté privato di un uomo schivo al limite della freddezza, che soffre in silenzio la morte della figlioletta, supportato da una moglie all’altezza. Vita familiare con pulsioni quasi mistiche alla Malick di The Three of Life. E se Gosling è inchiodato a una mineralità di espressioni da “tengo tutto dentro”, entusiasma la performance di Claire Foy (a noi era già piaciuta tantissimo in Unsane), attrice dai caratteri modernissimi anche se in tv predilige “il classico” (Elisabetta II in The Crown e Anna Bolena in Wolf Hall) e qui moglie vitale che si concede battute di splendida autoironia (“Ho sposato Neil perché volevo una vita normale”).

Lo sceneggiatore, Josh Singer, è quello seriosissimo di Il caso Spotlight (Oscar per lui) e The Post ed è possibilissimo che per lui e per altri della brigata First Man arrivino diverse nomination ai prossimi Academy Award. Per chi non teme i confronti, il film è tratto da un libro di James R. Hansen che ora Rizzoli pubblica in edizione italiana.