FOREVER YOUNG

Italia, 2016 Regia Fausto Brizzi Interpreti Fabrizio Bentivoglio, Sabrina Ferilli, Teo Teocoli, Stefano Fresi, Lillo, Lorenza Indovina, Luisa Ranieri, Claudia Zanella, Emanuel Caserio, Francesco Sole, Pilar Fogliati Sceneggiatura Fausto Brizzi, Marco Martani, Edoardo Falcone Produzione Wildside Distribuzione Medusa Film Durata 1h e 35′

In sala dal 

10 marzo

Diego è un cinquantenne d.j. che gioca ancora a fare il ragazzotto nei modi se non nei gusti (rimasti ancorati agli anni ’80). Quando la sua radio decide di sostituirlo con un emergente venuto su con youtube la prende male e reagisce peggio. Il suo capo, amico e coetaneo, Giorgio convive invece con una poco più che ventenne ma si invaghisce di una matura fisioterapista. Cercherà di barcamenarsi nel menage fingendo ignominiosamente che l’amante sia sua figlia. Angela invece è una matura estetista rimasta senza love story. L’amica Sonia le consiglia di “farsi un boy toy” e lei si imbatte subito nel ragazzo che consegna le pizze. Scoprirà solo dopo che si tratta (toh!) del figlio di questa. Infine Franco è un più che maturo avvocato, così ossessionato dallo sport e dalla forma fisica da angariare il genero sovrappeso Lorenzo. Ah, come è dura invecchiare!

“Nella vecchiaia ci sono molti lati positivi…per esempio non sei morto giovane!”. Questa battutona svela un pochino l’aria di sottile mestizia che serpeggia in questa commedia anti-tardogiovanilista che cuce quelli che una volta sarebbero stati episodi distinti (tipo alcuni di Corbucci, Vanzina od Oldoini) in un unica trama collegata dalle relazioni tra i maturi protagonisti. Gli hollywoodiani ne avrebbero fatto un peana sulla forza della volontà (magari con eccessi puerili di ottimismo); Fausto Brizzi, che persevera nelle storie di gruppo con la consueta mano piaciona e scorrevole (Notte prima degli esami 1 e 2, Maschi contro femmine – e viceversa – , Indovina chi viene a Natale?), è decisamente più moderato, quasi volesse dimostrare (leggermente fuori tempo massimo) della necessità di un ritorno all’ordine, dopo decenni di “edonismo reaganiano” e sindromi di Peter Pan. La morale è assai tradizionale; come avrebbero sentenziato dei vecchi paesani lombardi: “zuca e melun la so stagiun!” (trad.: “zucca e melone, a ognuno la sua stagione”). Gli equivoci sono spesso pilotati e le battute colpiscono a intermittenza. A salvare, come capita alle commediole Made in Italy da tempo in qua, provvedono gli attori, alcuni ormai divenuti vecchie e smaliziate volpi dello schermo (ma una segnalazione particolare va fatta per Stefano Fresi, dal fisico da caratterista sovradimensionato ma di sciolta verve).

Massimo Lastrucci

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