Freddie Mercury: 27 anni fa la morte di un mito impossibile da replicare

freddie mercury

Ventisette anni fa, il 24 novembre del 1991, nella sua casa di Londra si spegneva Freddie Mercury, consumato da una polmonite dovuta all’Aids. Aveva solo 45 anni. In questi giorni rivediamo la sua vita al cinema nel biopic Bohemian Rapsody e la prova dell’attore Rami Malek, pur mimetica e da brividi, non fa che sottolineare che Freddie Mercury non può in alcun modo essere replicato. Perché il leader dei Queen era nato per avere un pubblico: a due mesi ha vinto un concorso come “miglior bimbo in una fotografia” e, a otto anni, «ovunque lo portassi, si metteva a cantare», racconta la madre Jer Bulsara. All’istituto d’arte di Londra «si vestiva in modo eccentrico e tutti lo trattavano come una star, anche se ancora non lo era», ricorda Brian May, il chitarrista che con lui avrebbe avviato la leggenda dei Queen. Dal primo album della band, Queen del 1973, all’ultimo con Mercury, Innuendo del 1991, il loro successo è andato sempre in crescendo. Con un picco scolpito nella storia del rock: la trionfale esibizione, il 7 luglio 1985, al concerto collettivo Live Aid organizzato da Bob Geldof al Wembley Stadium di Londra.

Rami Malek nei panni di Freddie Mercury in Bohemian Rapsody

Persino David Bowie lo riteneva un animale da palcoscenico assolutamente unico: «Tra tutti i performers rock più teatrali, Freddie è quello che si è spinto più in là di tutti. Lo vidi a un concerto: teneva il pubblico nel palmo di una mano». Nonostante la sua vita da rockstar ambigua e sfrenata, Mercury restò sempre legato ai suoi affetti più cari: gli altri componenti della band, l’unica fidanzata e poi amica di una vita, Mary Austin, l’ultimo compagno Jim Hutton, gli amatissimi gatti. «Il Freddie che conosco io non era l’uomo promiscuo e sopraffatto dalle droghe che molti dipingevano», afferma May. Perché la trasgressione, per Mercury, significava soprattutto: non abbiate paura di essere voi stessi.