Fulci for Fake: alla scoperta di Lucio Fulci, il maestro dell’horror che la critica comprese troppo tardi

Italia, 2019 Regia di Simone Scafidi Interpreti Nicola Nocella, Davide Pulici, Camilla Fulci, Enrico Vanzina, Sergio Salvati Distribuzione Paguro Film Durata 1h e 32′

Al cinema dal 31 ottobre 2019

Lucio Fulci (1927-1996) è oggi, come chiosa la dicitura finale del biopic “uno dei registi italiani più amati al mondo”. Eppure forse, al nostro grande pubblico nazionale è anche uno dei meno conosciuti. Un po’ perché, pure come autore di più di 50 film!!!, ha costantemente lavorato solo nei territori del cinema di genere (di tutti i generi con anche grandi successi, dal comico al musicarello, dal western, al giallo, oltre ovviamente all’horror), inevitabilmente snobbato dalla critica del suo tempo, tutta rivolta solo alla serie A.

Comunque, soprattutto con un pugno di film a cavallo tra i ’70 e gli ’80, Fulci ha allargato, anzi spesso divelto, le porte dell’horror con uno stile quasi estremo, sanguinario, violento, spesso sadico e disturbante, diventando nome di cult e riferimento per tanti cineasti internazionali venuti lì appresso (Barker, Raimi, Del Toro, Tarantino e vari altri). Stiamo parlando di titoli splatter e travolgenti come Zombi 2, Paura nella città dei morti viventi, Black Cat, …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà (soprattutto), seguito da Quella villa accanto al cimitero e Lo squartatore di New York.

Il regista Simone Scafidi è un appassionato di biografie di eccentrici, a cui spesso aggiunge volutamente la falsità della fiction, gli artifizi della finzione, per meglio centrare il bersaglio. Lo ha fatto ad esempio con Zanetti Story, omaggio al grande capitano dell’Inter del triplete, lo fa ora con Fulci For Fake (fake come falso, citazione da Orson Welles che peraltro recitò diretto da Steno in L’uomo, la bestia e la virtù, cosceneggiato dallo stesso Fulci), una ricognizione con preziosi materiali inediti intorno al “mistero” dell’autore di Non si sevizia un paperino e Zanna Bianca (due dei suoi titoli di successo non horror). Così, prende un attore professionista, Nicola Nocella, lo trucca da Fulci con la scusa di girare un film di fiction con e sul grande regista e intanto lo manda a intervistare conoscenti e familiari per potersi fare un’idea più precisa del carattere che dovrà impersonare.

Con questo escamotage narrativo, a partire dalle figlie Antonella (che peraltro compare – e significativamente – solo alla fine) e Camilla (dalla vita sfortunatissima), intervallate da deliziosi home movies e continuando poi con amici, collaboratori e critici (Fabio Frizzi, Michele Romagmoli, Enrico Vanzina, Sandro Bitetto, Michele Soavi, Paolo Malco, Sergio Salvati, Berenice Sparano, Davide Pulici) si prova a far luce sulla travagliata biografia di un uomo di straordinaria personalità registica (e dal mestiere sopraffino) ma dal carattere difficile, un burbero egocentrico sul set che poteva diventare un amico totale (Enrico Vanzina lo ricorda a casa sua, adorato dal padre Steno come dai due figli, “un comunista buffo”), un uomo colto (si narrava come potesse/volesse/dovesse partecipare al Rischiatutto come esperto di Proust) che preferiva esprimersi in romanesco, un amante delle donne e del savoir vivre che rimase profondamente ferito dalla morte per suicidio della moglie (e madre dei suoi figli).

Più il film va raccogliendo aneddoti (alcuni veramente gustosi), ricordi, materiale (non ci sono spezzoni dai suoi film però, solo foto), più però ci si accorge che l’indagine non riuscirà a illuminare le profondità di questo straordinario e malcompreso (ai tempi) professionista, sicuramente angosciato dai torti subiti dall’esistenza e dal tramonto professionale malinconico. Certo qui dell’intellettuale Lucio Fulci si dice poco, della sua passione politica da militante umorale di sinistra o della sua vasta conoscenza delle arti figurative (era amico intimo di pittori), ma lo scopo di riportarci alla memoria l’opera e l’importanza di un cineasta totale quale lui era, quello è stato ottenuto. E poi come intelligentemente commenta uno dei fondatori di Nocturno, Davide Pulici, forse è inutile “cercare di spiegarlo”, capire da dove fosse nata quella “febbre che ha creato delle immagini che ti resteranno dentro”. Meglio rivedere i suoi film.