GABRIELE MUCCINO, LA NOSTRA INTERVISTA SOCIAL A CIAK IN MOSTRA

Dopo il successo riscosso da L’estate addosso durante la proiezione ufficiale al Cinema nel Giardino, il regista Gabriele Muccino è venuto a trovarci nella redazione di Ciak in Mostra e ha risposto alle domande arrivate sui nostri social. Nella lunga chiacchierata (di cui potete recuperare il live tweet) abbiamo scoperto l’opinione del regista non solo sul film, ma sulla sua intera esperienza professionale.

LA MOSTRA DEL CINEMAGabriele Muccino

Tornare al Lido dopo tutti questi anni (dal 1999, quando presentò Come te nessuno mai, nda) è stato emozionante e ha innescato in me uno strano cortocircuito in cui tutto somiglia alla prima volta pur non essendolo. È stata un’emozione nuova e diversa. Questo festival per me ha qualcosa di magico, che mi riporta indietro negli anni a quando sognavo di fare il regista. E poi a quando ci arrivai la prima volta, ancora prima dell’impatto de L’ultimo bacio e l’esperienza in America. Non avrei immaginato all’epoca tutto quello che poi è davvero successo. Molti avvenimenti importanti della mia vita sono arrivati con una ventata di grandissima sorpresa, talmente imprevista da sconvolgere, nel bene e nel male.

L'estate addossoL’ESTATE ADDOSSO

Ho deciso di fare un film piccolo perché era funzionale alla storia che volevo raccontare. Non volevo che la storia fosse distratta da grandi nomi, per questo ho scelto quattro giovani attori ancora poco conosciuti. Per trovarli ho fatto molti casting, e loro sono quelli che mi hanno convinto di più. Siamo riusciti a fare un viaggio insieme, eravamo in qualche modo tutti uguali, tutti con lo stesso spirito. Io volevo essere loro, c’era moltissima empatia per quello che mettevo in scena, e c’era un coinvolgimento malinconico e struggente, loro volevano essere se stessi e lo erano, Brando Pacitto stava davvero svolgendo l’esame di maturità.
Io non volevo fare un film pedagogico, non volevo mettermi in cattedra, ma raccontare una storia che ho conosciuto in prima persona, una vicenda reale di cui sono venuto a sapere anche grazie ai diari della persona che l’ha vissuta sulla sua pelle. Da anni cercavo il modo per raccontare tutto in maniera drammaturgicamente lineare, quando ci sono riuscito ho fatto il film. Il mondo oggi è particolarmente reazionario, omofobo e xenofobo, impaurito da ciò che non conosce. La memoria è la chiave fondamentale per cambiare il mondo e l’assenza di memoria ci fa cadere negli errori del passato.

L’AMERICALa ricerca della felicità

Non so se tornerò a Hollywood, mi manca raccontare storie nostre, che magari collimino anche con storie mie. Non posso prevedere il futuro, ci sono storie che mi vengono offerte anche dagli Stati Uniti, vedremo. La differenza nel girare un film con una major è che lavora per divulgare il film intorno all’intero globo. Il marketing è fondamentale, il lavoro che si fa in quel campo è straordinario. Testano ogni giorno l’andamento dell’interesse sul film che stai promuovendo, fanno sondaggi e possono cambiare tutto in corso d’opera. Mi è successo con La ricerca della felicità: sembrava non interessare agli uomini, così hanno cambiato il trailer incentrandolo sulla carriera del protagonista e l’hanno trasmesso sui canali sportivi. Nel giro di pochi giorni c’è stata un’impennata dell’interesse maschile. In Italia abbiamo molto da imparare in questo campo.

CroweI GRANDI ATTORI

Tra i più grandi con cui ho lavorato ci sono Russell Crowe e Will Smith. Russell Crowe è davvero un gladiatore, uno che sul set non ride mai, anche se fuori è simpaticissimo. Will Smith invece è l’opposto, sempre gioioso e sempre pronto a scherzare con tutti, ma poi si trasforma appena s’inizia a girare. Sono entrambi veri professionisti, anche perché in America quelli che lavorano da più anni sono quelli che non hanno mai smesso di studiare, studiano recitazione e il linguaggio, ma anche come promuoversi mediaticamente.

I SOCIALGabriele Muccino

Mi dispiace che a volte ci sia questa voglia di polemica, di puntare il dito senza guardare quello che il dito punta. A volte tutto questo mi amareggia, ma è vero che è un modo per raccontare delle cose. Mi sembra utile usarli, ma è molto difficile. Poco tempo fa ci fu un’immensa polemica per un mio post su Pasolini, che voleva solo essere un mio pensiero. Oppure quando ho fatto un tweet contro le grandi navi a Venezia, i portuali volevano linciarmi.