“GENIUS”: LA RECENSIONE

William Maxwell Evarts Perkins (Colin Firth) è uno degli editor letterari più conosciuti e rispettati di tutti i tempi, con il merito di aver scoperto scrittori illustri come F. Scott Fitzgerald (Guy Pearce), Ernest Hemingway (Dominic West) e Thomas Wolfe (Jude Law). Durante la sua carriera alla Charles Scribner’s Sons, storica casa editrice americana, Perkins ha contribuito alla pubblicazione di alcuni dei più grandi capolavori della letteratura americana, tra cui Addio alle armi di Hemingway e Il fiume e il tempo di Thomas Wolfe, ridefinendo il senso moderno del ruolo di editor. Il film ripercorre l’evoluzione della complessa e delicata amicizia tra Perkins e Wolfe. I due uomini strinsero un legame profondo, che li portò a collaborare sui primi due dei quattro romanzi di Wolfe: un rapporto durato poco più di un decennio, ma che li segnò indelebilmente. L’intensità della loro relazione metterà a dura prova tutti gli altri rapporti della loro vita, come quello di Wolfe con Aline Bernstein (Nicole Kidman), nota costumista teatrale e amante dello scrittore e quello di Perkins con la moglie Louise Saunders (Laura Linney).

Ambientata nell’America degli anni Trenta, l’opera prima di Michael Grandage raccoglie un cast stellare per rievocare la storia dell’uomo che scoprì e portò al successo leggendari autori. Concentrandosi sul turbolento rapporto tra Perkins e Wolf (i due si incontrarono la prima volta nel gennaio del 1929), il film, basato sulla biografia Max Perkins. Editor of Genius di di A. Scott Berg mette in scena in maniera originale le fasi di un affascinate e misterioso processo creativo attraverso lo scontro di due personalità, quella di uno scrittore tutto genio e sregolatezza, e quella della sua “guida”, uomo onesto e composto che non si toglieva il cappello neppure a tavola (nella realtà decisamente meno paterno e paziente), integro e schivo, deciso a mettere il proprio talento al servizio di quello degli altri pur di regalare al mondo i capolavori che tutti abbiamo imparato a conoscere e amare. Lontano dai classici biopic, Genius ci ricorda quanto la creazione di un grande romanzo sia frutto del lavoro di più persone, la maggior parte delle quali destinate a rimanere nell’ombra, capaci di intuire le potenzialità di una storia, valorizzare uno stile, smascherare le debolezze e rendere omaggio all’inossidabile forza delle parole.