Da Chaplin a Hitchcock, tutte le riscoperte delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone

Ci fu un tempo in cui una manifestazione che si apriva con Charlot, si chiudeva con Hitchcock e in mezzo aveva il re dei cowboys (uno dei) William S. Hart, più Joan Crawford, Mistinguett e tanta altra “roba” di prima qualità, non sarebbe stato solo “un” festival, ma sarebbe stato definito “il” festival. Ecco: le Giornate del Cinema Muto di Pordenone (giunte alla maturità, stiamo parlando della 38ma edizione!), al Teatro Verdi, ci propongono questo, dal 5 al 12 ottobre, più tanto altro e sempre con musiche live.

Da Il monello a The Lodger

Le Giornate del Cinema Muto partono alla grande con il capolavoro de Il monello (1919) di Chaplin, con le musiche composte dallo stesso cineasta (ebbene sì), restaurate e arrangiate da Timothy Black (Orchestra San Marco); si chiude il 12, dicevamo, con il più bell’Hitchcock del periodo Muto, quel The Lodger (distribuito da noi come Il pensionante o L’inquilino) del 1927, il suo primo thriller, sulla falsariga delle gesta sanguinarie di Jack lo Squartatore, interpretato dal divo british per eccellenza dell’epoca, Ivor Novello, con partitura composta da Neil Brand ed eseguita dall’Orchestra San Marco diretta da Ben Palmer.

Max Linder: Max Comes Across

Film con orchestra

A metà settimana, il terzo grande evento delle Giornate del Cinema Muto incentrato sul binomio film/orchestra: Un frammento di impero (1928), del sovietico Fridrik Ermler, sul difficile ritorno a casa, a Leningrado, di un soldato “di fronte” ai mutamenti della Rivoluzione. Film restaurato e riproposto nella sua partitura originale, recentemente riscoperta, con l’Orchestra diretta da Gunther A. Buchwald.

Per quanto riguarda le retrospettive, ovvero la delizia di un pubblico internazionale di aficionados (e non solo) che lì converge ogni anno, grande spazio all’attore che forse più di tutti ha influenzato John Wayne, ovvero William S. Hart, il cowboy dalla faccia quasi di pietra (keatoniana, ha scritto e descritto qualcuno). Tra i film proposti, il bandito della miniera d’oro (1916), film perduto e qui riproposto in prima mondiale.

Le terribili “Nasty Women”

Prosegue poi al rassegna sulle “Nasty Women”, ovvero le “terribili” signorine charmant dal carattere tosto che hanno impreziosito la cinematografia mondiale dei primi decenni del secolo. Sarà l’occasione per vedere o rivedere su grande schermo, dive straordinarie a evocare stagioni leggendarie: Suzanne Grandais (la Mary Pickford di Francia), Mistinguett, Joan Crawford nel film Sally, Irene e Mary (1925) del solidissimo Edmund Goulding.

E poi, in ordine sparso, altri omaggi a Mario Bonnard, al cinema estone, ai corti della repubblica di Weimar (Germania pre Hitler), alcuni film di samurai realizzati tra il 1910 e il 1917 e dalla Cina Fen Dou, melo muto del 1932 (!), debitore del grande cinema americano del tempo (leggi Borzage e Murnau).