Gloria Mundi di Robert Guédiguian, ritratto di una famiglia nella crisi economica

Francia/Italia 2019, Regia Robert Guédiguian Interpreti Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Anaïs Demoustier, Robinson Stévenin, Lola Naymark Durata 1 e 17′

In realtà appena sopra il titolo Gloria Mundi, compare una scritta in piccolo “sic transit” ed è proprio così. Di scena un nucleo familiare a Marsiglia, tutti felici al capezzale dell’ultima arrivata, la neonata Gloria: i nonni Richard e Sylvie, la puerpera Mathilda e il neopadre Nicolas, la sorella minore Aurore e il compagno Bruno. A loro si aggiunge il “vero” padre di Mathilda, Daniel uscito dal carcere dopo 20 anni scontati per un omicidio. In realtà sarà l’ultimo momento di gioia. Con i problemi del lavoro, si apre il fronte della miseria che incombe, i rapporti si logorano e le menti dei più fragili si annebbiano.

La cosa più stupefacente di questo film di Robert Guédiguian (un beniamino della Mostra, essendoci già stato tre volte, La ville est tranquille, Le nevi del Kilimangiaro, La casa sul mare, e sempre con la massima stima dei critici e il favore del pubblico), è che riesce a essere contemporaneamente strutturatissimo e artefatto – (la serie impressionante di sfiga che si accumulino risolte da un deus ex machina molto particolare), l’ex carcerato Daniel (interpretato da Gérard Meylan) che vive in un suo blues scrivendo raffinatissimi haiku (brevi poesie che fissano stati d’animo momentanei), del tipo “La morte ci perseguita/ la vita ci acchiappa/ per un certo tempo” – e dall’altra liscio e scorrevole come potrebbe essere la vita quotidiana, con il regista che segue, racconta e mette la macchina da presa senza mai fare intravvedere la sua mano o indulgere in virtuosismi speciali. Gli attori, alcuni navigatissimi, sono di una naturalezza disarmante e il taglio politico sociale fa montare l’indignazione senza quelle accelerazioni sulla didascalia alla Ken Loach (per capirci). Cinema sempre nobile, nessuna scena di troppo, grande mestiere e impegno inattaccabile.

Massimo Lastrucci