GOLDEN GLOBES 2017, COSA CAMBIA ADESSO VERSO L’OSCAR: IL COMMENTO DA LOS ANGELES

DI MARCO GIOVANNINI

da Los Angeles

Come previsto La La Land ha saccheggiato i Golden Globes non perdendo nemmeno una delle sue sette nomination di partenza, e probabilmente si ripeterà all’Oscar, perché il film è una serenata a Los Angeles, all’entertainment,  all’amore e ai sogni, in una parola sola a Hollywood.

Ma l’altro trionfatore della serata è stato l’idea/concetto di “neritudine”, umiliata l’anno scorso e ricordata dal famigerato hashtag #oscarsowhite.  Stavolta non sono stati dimenticati il toccante Moonlight e lo struggente Barriere (attraverso la protagonista Viola Davis) e anche la tv ha detto la sua con due premi a Donald Glover che  è attore, produttore e regista di Atlanta, e uno a Tracee Ellis Ross, protagonista di Black-ish, un titolo che dice tutto. Fra i candidati manca all’appello dei premi solo Loving, ma sconta probabilmente il fatto che il regista, Jeff Nichols, sia bianco. Proprio come il  Gary Ross di Free state of Jones e il Theodore Melfi di Il diritto di contare. E almeno nel caso di quest’ ultimo, un film all’antica con tre protagoniste straordinarie,  Taraji P. Henson, Octavia Spencer e Janelle Monáe, le nomination dell’Oscar dovrebbero riparare la colpevole dimenticanza.

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Il  sogno niente affatto segreto del Golden Globe (“el globo de oro”, come lo ha chiamato Diego Luna) è diventare influente come l’Oscar: per ora lo ha superato soltanto nel costo della fabbricazione del trofeo, 800 dollari contro 500.  Ma mai come quest’anno la cerimonia è stata una passerella infinita di celebrity e nei siparietti prima della pubblicità si annunciava di continuo la presenza di nuove “superstar”.

Anche il presentatore, Jimmy Fallon, è stato meno alternativo e cattivo del suo predecessore Ricky Gervais: le sue battute non hanno mai colpito i presenti in sala, e il numero di apertura, una lunga parodia di La la Land, è sembrata proprio una coreografia da Oscar. Fallon, oltre che il presentatore di The Tonight Show, è anche un attore, ma pochi ricordano i suoi film, anche se una volta è stato protagonista (in L’amore in gioco con Drew Barrymore) e ha lavorato con registi come Cameron Crowe e Woody Allen e interpretato se stesso  in vari film, incluso il super blockbuster Jurassic Park.

La serata cambierà forse le gerarchie nella famiglia Affleck (Casey che ha vinto per Manchester by Night è ufficialmente l’attore più dotato, mentre suo fratello Ben ha un migliore futuro da regista). Ammirevoli i due premi alla divina Isabelle Huppert e al regista Paul Verhoeven per Elle, un gran bel film presentato a Cannes che ha avuto imprevedibili difficoltà di distribuzione nel mondo  (in Italia ha rischiato di non uscire, ed è stato da poco comprato da Lucky Red).

Fra le serie televisive tre premi a The Night Manager e due a The Crown. Gigantesca come sempre Meryl Streep (alla sua trentesima nomination per i Golden Globes, dopo le 19 dell’Oscar) che ha ricevuto il Cecile B. DeMille, cioè il premio a una carriera irripetibile. E ne ha approfittato per bacchettare con calma e classe Donald Trump e tutto quello che rappresenta, senza nemmeno dargli la soddisfazione di nominarlo. Ha difeso due dei bersagli preferiti dal neo presidente: stranieri e stampa: «Se cacciassimo dall’America tutti gli stranieri, non ci resterebbero che il football e le arti marziali…».

Surreale la presenza di ben 4 Stallone: uno era l’indistruttibile Sylvester nello smoking di presentatore, ma le altre tre erano Scarlett, Sistine, Sophia, le sue tre figlie (14,18 e 20 anni) , nel ruolo di Miss Golden Globes, vallette senza l’uso della parola che  hanno il compito di dirigere il traffico dei premiati. Come in passato hanno fatto altre figlie celebri, da Laura Dern a Dakota Johnson. Piacevole infine rivedere sul palcoscenico la leggendaria supersvampita Goldie Hawn, che insieme a Amy Schumer, ha dato un piccolo assaggio di quello che faranno insieme in Snatched, il suo primo film dopo 15 anni.

GOLDEN GLOBES 2017: TRIONFA “LA LA LAND”