“GOOD KILL”: LA RECENSIONE

Id. Usa, 2015 Regia Andrew Niccol Interpreti Ethan Hawke, Bruce Greenwood, January Jones, Zoë Kravitz, Jake Abel Sceneggiatura Andrew Niccol Produzione Voltage Pictures, Dune Films, Sobini Films Distribuzione Barter Entertainment Durata 1h e 40′

In sala dal 

25 febbraio

“Sono un pilota ma non sto volando”: è il tormento del maggiore Thomas Egan che, comodamente in poltrona in un hangar con aria condizionata appena fuori Las Vegas, guida un drone sui cieli dell’Afghanistan. Come in un videogame, da 10.000 metri lui e i suoi compagni, puntano sui bersagli, mirano, bombardano e distruggono. Un’attività tanto ovattata quanto alienante, infatti psiche e nervi del buon soldato cominciano a vacillare, tra alcool e mutismi esistenziali, incrinando i rapporti familiari (moglie e due figli). Intanto il suo lavoro diventa sempre più “sporco”, visto che il governo, attraverso la Cia, intima incarichi e obiettivi sempre più discutibili.

L’aspetto più inquietante al centro di questo robusto dramma bellico-filosofico lo rivela il comandante, colonnello Johns (Bruce Greenwood), ammonendo i soldati più giovani: “Qui non frantumate pixels. È tutto reale. È carne”. Sull’estraniazione dalla violenza commessa che riverbera anche nella più generale atmosfera di estraniazione del film, nella maniera sempre un po’ algida di Andrew Niccol (Gattaca, S1m0ne, In Time, The Host) – ovvero lo schermo che riporta terrificanti e silenziose esplosioni nell’arancione dei villaggi afghani nel deserto, alternato ai barbecue in famiglia o alla plastificata e rumorosa vitalità dei notturni al neon di Las Vegas – Good Kill (cioè: “buon colpo!”) scorre comunque lungo i binari percorsi e ripercorsi del conflitto psicologico privato. Colpire tutti senza correre rischi, non curarsi delle vittime collaterali, assistere senza poter intervenire a squallidi episodi di stupro, l’oggettiva codardia (cioé vissuta come tale) di non mettersi mai in gioco di persona: si tratta di un cocktail di frustrazioni fatalmente esplosivo, ottimo per la nervosa e introspettiva mimica di Ethan Hawke. Niccol si conferma sagace nello scegliere sempre importanti temi fantaetici anche quando sono ambientati nella realtà dell’oggi, possiede stile nella messa in scena e nella ricerca dell’immagine, un po’ meno nella costruzione drammaturgica dei personaggi, specie quelli secondari purtroppo abbastanza di routine. Presentato a Venezia 2014, il film arriva nelle sale italiane dopo un anno di surplace, misteri della distribuzione.

Massimo Lastrucci