Grazie a Dio, il film-denuncia di François Ozon che racconta una vera storia di pedofilia

Grazie a Dio

Grazie a Dio (Grâce à Dieu) Francia, 2019 Regia François Ozon Interpreti Melvil Poupaud, Denis Ménochet, Swann Arlaud Distribuzione Academy Two Durata 2h e 17′

In sala dal 17 ottobre

LA STORIA – Giugno 2014, Lione. Quando Alexandre Guérin (40 anni, padre di 5 figli) scopre che Padre Bernard Preynat, l’uomo che lo ha molestato sessualmente quando era un ragazzino e militava negli scout cattolici, è tornato a officiare la Messa nel territorio, scosso dall’indignazione e preoccupato perché quel pedofilo ancora si trova a occuparsi di fanciulli, scrive una lettera di denuncia a Monsignor Barbarin, Arcivescovo della città. Di fronte al suo compunto diniego a voler sanzionare il sacerdote, comincia a cercare altre vittime delle attività criminali del prelato. Le trova e molti sarebbero anche disposti a denunciare pubblicamente il fatto, ma sorge un problema: quegli atti non possono diventare oggetto di processo e condanna perché, dopo trent’anni, è sopravvenuta la prescrizione. Che fare allora? Riuniti in un comitato, “La Parola Liberata”, sfideranno potere e gerarchie (e a volte anche parenti e familiari) per scoperchiare quella infame e vergognosa vicenda che li ha visti coinvolti senza colpa.

L’OPINIONE – “Basata su una storia vera” fa premettere Ozon a inizio pellicola, ma il suo non sarà un resoconto reticente. Con tanto di nomi e cognomi, il regista francese (di cui si debbono riconoscere stile, eccletismo di scelte artistiche e capacità di indignarsi e saper indignare) ricostruisce la vicenda che portò alla destituzione allo stato laicale di Padre Preynat, ora in attesa di essere processato, e alla condanna a sei mesi di carcere (pena sospesa) per Monsignor Barbarin per aver comunque coperto il fatto per anni. Lo stile sobrio del regista di Potiche, Giovane e bella e Frantz (per citare solo le ultime opere), si distanzia e di molto dal pure analogo (per tematiche) Il caso Spotlight. Qui racconta non solo la cronologia della vicenda (con flashback in quei terribili campi scout degli anni ’80 in Portogallo), ma soprattutto quanto di quegli abusi abbiano segnato il passato, ma anche il presente (e il futuro) delle vittime, veri eroi di tutti i giorni.

Come il testimone di una staffetta, il punto focale della storia passa da Alexander Guérin («Sono stato in conflitto con la Chiesa, ma mantengo un contatto intimo con l’amore di Cristo») a François Debord, ora ateo e che alla fine chiederà un attestato di apostasia, a Emmanuel Thomassin, proletario, fisicamente e psichicamente ferito, che nel comitato ritrova una dignità che aveva seppellito. Sobrio e, se è possibile, delicato nella sua esplicita narrazione, il film di Ozon è magnificamente supportato da attori che prima di essere professionisti mostrano di essere persone; oltre ai protagonisti, tra cui vanno citati almeno Melvil Poupaud e Josiane Balasko (una madre coraggiosa), colpisce e impressiona la potenza dell’interpretazione di Bernard Verley (lo ricordiamo giovanisismo alla corte di Bunuel, Rohmer, Godard, Chereau), ovvero il “pedosessuale” padre Preynat, un lupo che cura un gregge di 200 agnelli/scout. Non è un mostro, come sarebbe stato anche facile disegnarlo; lo vediamo, contrito e dolente, ammettere ogni suo atto e balbettare scuse, nel nome della verità che gli impone la veste; ma, a ben vedere, non sembra mai essere oppresso da devastanti sensi di colpa: anzi ogni tanto gli capita di ammiccare alle sue vittime di un tempo con degli agghiaccianti sogghigni, rivelatori del criminale seriale che ancora è.

Il difetto del film è forse la lunghezza, ma per il resto Grazie a Dio (Gran premio della Giuria all’ultimo festival di Berlino) non stona un accento, non devia un secondo o un grado dal senso di denuncia e comprensione di ogni aspetto di una vicenda così devastante e protratta negli anni. Curiosità, qualcuno si chiederà il perché del titolo: beh, la risposta sta in una frase di Monsieur Barbarin durante una conferenza stampa. Una gaffe terribile e rivelatrice.