Halloween: ecco perché il sequel del celebre horror è da non perdere

Tra i film più attesi e le anteprime più affollate della Festa del cinema di Roma: l’horror Halloween di David Gordon Green (nelle sale dal 25 ottobre). Dopo 40 anni dai fatti narrati nel primo film-capolavoro di John Carpenter, tornano i due personaggi principali delle origini: l’iconico e mascherato Michael Myers, l’immancabile coltellaccio in pugno, e la sopravvissuta e tosta Laurie Strode (Jamie Lee Curtis).

Myers è chiuso in un istituto psichiatrico e in catene che ovviamente verranno spezzate. Strode ha una vita segnata dal trauma. Magnifica Lee Curtis che non ha avuto paura di accentuare l’invecchiamento e le rughe. Vive chiusa in una specie di bunker nei boschi, mentre la figlia non vuole più nemmeno vederla per l’educazione ossessiva all’autodifesa imposta dalla madre.

Il più popolare serial killer della storia del cinema (insieme a Jason di Venerdì 13) torna in una nuova versione con il pregio di essere al contempo fedele (elementi western ipercarpenteriani) e moderna (si veda la lunga sequenza finale).

Dopo sette sequel e due prequel-reinvenzione di quel geniaccio oscuro di Rob Zombie, Gordon Green (Stronger, Joe) resetta tutto realizzando un sequel diretto del primo capitolo (4 decenni dopo…): la tensione cresce progressivamente e il finale nella casa tra i boschi è da antologia. Peccato solo che, a parte Laurie, la nipote e un bimbo di colore, gli altri personaggi siano talmente insopportabili e stolti da far quasi sperare che Michael entri presto in azione. Comunque da non perdere.

Luca Barnabé