HEART OF THE SEA – LE ORIGINI DI MOBY DICK: LA RECENSIONE

In the Heart of the Sea Usa, 2015 Regia Ron Howard Interpreti Chris Hemsworth, Brendan Gleeson, Cillian Murphy, Michelle Fairley, Ben Whishaw, Charlotte Riley, Tom Holland, Benjamin Walker Distribuzione Warner Durata 2h e 1’ Vai al sito ufficiale

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3 dicembre

Nel 1820 la baleniera Essex salpata da Nantucket, nel New England, viene attaccata da un gigantesco capodoglio facendo naufragare l’equipaggio, decimandolo e costringendolo a gesti estremi pur di sopravvivere. Sfidando le intemperie, la fame, il panico e la disperazione, gli uomini misero in discussione le loro più radicate convinzioni, dal valore della vita alla moralità delle loro spedizioni. Realmente accaduto, questo disastro marino spinse Herman Melville a scrivere il suo capolavoro, Moby Dick restituendo però solo una parte della storia.

La decisione di portare sullo schermo non il Moby Dick di Melville ma il romanzo di Nathaniel Philbrick che racconta la vera storia della gigantesca balena bianca, la dice lunga su quello che stava a cuore a Ron Howard. Non il “male” della natura e del genere umano (di questo, secondo Melville, il suo romanzo trattava), non la sfida tra un uomo e un mostro che per gran parte dell’equipaggio rappresentava la mano di Dio, la punizione divina contro l’avidità degli uomini colpevoli di una vera e propria strage di balene. Il cuore del film è il confronto tra due coppie di uomini, Owen Chase e George Pollard da una parte, Herman Melville e Thomas Nickerson dall’altra. Un confronto che ci riporta a quelli tra Hunt e Lauda in Rush, tra Frost e Nixon, tanto per citare due tra i film più belli dell’ex Ricky Cunningham dei lontani Happy Days. Ambizioni personali e antichi segreti, paure e insicurezze, rimorsi e arroganza si mescolano in questa storia di trasformazione, fisica e spirituale, che conduce a una presa di coscienza della propria umanità, all’esplorazione dei limiti oltre i quali è possibile spingersi (ancora Rush, ma anche Apollo 13, il film di Howard che più assomiglia a Heart of the Sea).
La balena di Howard assomiglia meno allo squalo spielberghiano e più a King Kong, campanello d’allarme di una natura violentata che si ribella all’avidità umana e ci ricorda i paradossi di un’evoluzione che prima richiedeva il massacro di balene per l’olio che accendeva molte città del mondo e oggi pretende lo stesso tributo di sangue tra gli uomini in nome del petrolio.
A proprio agio in mezzo all’acqua (già frequentata con Splash – Una sirena a Manhattan e Cocoon) che per la maggior parte dei registi rappresenta il peggiore degli incubi, Howard realizza il suo film più complesso portandoci a bordo della Essex, tra venti, flutti e branchi di balene, tutte rigorosamente create in CGI, prima tra tutte la ciclopica Moby Dick, impressionante nel suo realismo così poco hollywoodiano.

Alessandra De Luca