HELEN MIRREN E IL REGISTA SIMON CURTIS RACCONTANO “WOMAN IN GOLD”

La raggiante Helen Mirren è arrivata a Roma per presentare Woman in Gold, con lei anche il regista Simon Curtis

Woman in GoldRadiosa: è il primo aggettivo che viene in mente nel vedere l’elegantissima Helen Mirren. L’attrice premio Oscar, infatti, è arrivata a Roma insieme al regista Simon Curtis (già autore del biopic Marilyn) per presentare la storia incredibilmente vera di Woman in Gold. Il film, che uscirà nelle nostre sale il 15 ottobre, mette al centro della vicenda il famigerato quadro di Gustav Klimt, il Ritratto di Adele Bloch-Bauer, trafugato dai nazisti prima, conservato nella Galaerie Belvedere di Vienna poi e rivendicato nel pieno del diritto (ottenendolo dopo una lunga diatriba legale nel 2006) da Maria Altmann, nipote di Adele, sfuggita al massacro nazista scappando negli USA. Nella pellicola, Helen Mirren, dà il volto a Maria e, in un continuo rimando tra passato e presente, le analogie tra lei e il suo personaggio le hanno permesso di delineare un’eccellente interpretazione: «Sono cresciuta in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Non ho vissuto sulla mia pelle la guerra, comunque quella storia mi ha formata e ho sempre chiesto ai miei genitori cosa significasse vivere sotto le bombe », afferma l’attrice, «Fare questo film mi ha permesso di tornare alla generazione dei miei genitori e ho pensato ai miei avi, in quanto le mie prozie e i miei bisnonni, durante la Rivoluzione Russa, hanno abbandonato tutto per trasferirsi in una stanzetta minuscola. Sono sopravvissuti con enorme coraggio ». Non solo, perché Helen Mirren, ha dichiarato che dare le sembianze a Maria Altmann le è servito anche per lasciare un importante messaggio al pubblico: «Ho assorbito i pensieri del personaggio, immedesimandomi in lei. Era importante far riemergere i ricordi di Maria in ogni scena, così da capire quello che è successo in quei terribili momenti. Poi, è assurdo che oggi, in parte, ci siano situazioni analoghe nel mondo: pensiamo alla crisi umanitaria dei profughi o all’incessante emergenza del Ruanda ».

Woman in GoldWoman in Gold, dunque, come asserito dallo stesso regista Simon Curtis, si prefigge di alimentare la memoria collettiva, per scongiurare un altro, possibile Olocausto: «Il film ha avuto tanta risonanza in USA perché, oltre il dramma del nazismo, racconta quello che si prova una volta lasciato il proprio Paese: qualunque storia abbiano alle spalle, le persone devono necessariamente ricordare. È un periodo delicato e, senza la memoria, potrebbe portare a drammi come quello del nazismo. Se non più grandi ». La pellicola, per l’appunto, è stata un enorme successo negli States: uscita l’aprile scorso con poco più di 200 copie, nel giro di alcune giorni e grazie al passaparola, queste sono state aumentate ad oltre 2000, restando in sala per ben 19 settimane consecutive. «Sono stato fortunato con il cast, perché oltre dirigere Helen Mirren ho avuto al suo fianco due grandi attori: Ryan Reynolds e Daniel Brühl. Tra loro c’era molta alchimia e sul set hanno lavorato alla perfezione, tra umorismo e professionalità », prosegue il regista, specificando anche che il quadro di Gustav Klimt ripreso nel film non è l’originale: «Non è stato possibile utilizzare l’originale, essendo poi a New York, ma abbiamo utilizzato un’opera praticamente identica. Una cosa possiamo dirla però: dopo l’uscita del film la Neue Galerie di New York ha registrato un sensibile aumento di ingressi! ».

Guardando Woman in Gold, una frase colpisce profondamente: «Le opere d’arte sono gli ultimi prigionieri dei nazisti ». Passaggio emblematico e spiegato da Simon Curtis: «La frase del film è una citazione di colui che ha acquistato il quadro, Ronald Lauder. Ed è vera perché, contattando l’avvocato che si è occupato del caso, Randol Schoenberg (nel film Reynolds, ndr.), ho capito che dopo la Guerra i costi in termini umani erano talmente alti che nessuno parlava dell’arte. C’è voluta un’altra intera generazione che affrontasse il problema. Gli ultimi sopravvissuti della guerra, tra l’altro, sentono di dover combattere contro questi sequestri prima che sia troppo tardi… ».

Woman in GoldDurante la chiacchierata l’ultimo pensiero non poteva non andare all’inconfondibile tocco ironico di Helen Mirren quando si parla di terza età: «La realtà è semplice: o muori giovane oppure invecchi. Credo sia importante essere pronti all’innovazione e all’idealismo, anche quello che sparisce e si frantuma », ci dice la Mirren, «Il mondo è cambiato molto, dunque come persone e come attori non bisogna preoccuparsi quando ci si evolve. E poi bisogna adoperarsi per cambiare i ruoli tra l’uomo e la donna, nel cinema così come nella vita ». Una visione della vita solare e splendente, coadiuvata dall’amore dell’attrice per il nostro Paese: «In Italia, siete i migliori in quanto a bellezza! », afferma, «Amo le cose belle, come per esempio le 400 piante di melograno che ho nella mia tenuta pugliese, una terra che mi fa sentire a casa… Per non parlare della prima volta che ho visto la luna piena splendere su Marina Serra. Meravigliosa ».

Damiano Panattoni