“HITCHCOCK/TRUFFAUT”: LA RECENSIONE

Id. Usa/Francia, 2015 Regia Kent Jones Distribuzione Cinema e Nexo Digital Durata 1h e 25′

In sala il 

4-5-6 aprile

La Nexo Digital presenta, in programmazione solo per tre giorni, dal 4 al 6 aprile, un succoso documentario che ci racconta di quando e come François Truffaut conobbe e intervistò Alfred Hitchock, svelando al mondo la statura artistica gigantesca e assoluta di quello che era definito allora “solamente” il Mago del Brivido. Un film che parla di un libro. O meglio: di un regista che intervista un altro. Il volume si intitola Il cinema secondo Hitchcock, lo ha scritto François Truffaut (con l’aiuto fondamentale di Helen Scott, che non era solo l’interprete), frutto di una settimana intensa di incontri e dialoghi nel lontano 1962 (all’epoca, il francese aveva già firmato tre pellicole e Hitch stava praticamente completando il suo lavoro su Gli uccelli). Il lavoro si arricchirà in seguito di un 16mo capitolo -finale- scritto dopo la scomparsa e che tratta dei film successivi, da Marnie sino a Complotto di famiglia. Praticamente, uno dei pochi testi di cinema davvero indispensabili. Il film ne racconta la genesi, la lavorazione e l’impatto; è pieno di materiali visivi, sonori, fotografie (splendide, di Philippe Halsman che immortalò meravigliosamente l’incontro), con testimonianze e commenti di cineasti “folgorati” da quel testo: Scorsese, Fincher, Linklater, Bogdanovic, Schrader, Anderson (Wes), Assayas e tanti altri.

Prima di questo libro, l’inglese Hitchock era considerato, nella patria d’adozione, un mero “intrattenitore”, sia pure di un certo qual talento. Per Truffaut e i visionari raccolti sotto l’ombrello di Bazin e i Cahiers du Cinéma (moltissimi già infettati dal virus della regia: esempio i Godard, Chabrol, Rohmer, Rivette), Hitchcock era al contrario un Maestro assoluto, un sole intorno al quale ruotavano i mondi cinematografici di riferimento di quei cinefili dallo sguardo lungimirante e il gusto sopraffino. Negli Usa era invece assurdamente snobbato e – lo ricorda lo stesso Truffaut nell’introduzione del volume- la venerazione e la stima dei parigini e degli europei francamente incompresa o beffeggiata: “Perché i Cahiers du Cinéma prendono sul serio Hitchcock? È ricco, ha successo, ma i suoi film non hanno sostanza” gli chiedevano, nel 1962, lasciandolo esterrefatto. Il libro (edito in Italia a partire dal 1977, prima da Nuove Pratiche, poi da un allegato de L’Unità, infine nel 2008 da Il Saggiatore) ci spiega esaurientemente perché Hitch è uno dei più Grandi Autori del Cinema: per il suo lavoro sul rapporto tra visione ed emozioni; perché qui rivela finalmente, stimolato dalle domande più pertinenti, la razionalità programmatica e la squisitezza inventiva delle sue strategie di incantamento così sbalorditive e originali, mostrando cultura, passioni e segreti. Come Truffaut ribadì negli States nel 1979 (lo recuperiamo dal pressbook): “In America avete rispetto per lui perché gira delle scene d’amore come fossero scene di un omicidio; noi lo rispettiamo perché gira delle scene di omicidio come se fossero d’amore”.

Tra l’altro Il cinema secondo Hitchcock è anche editorialmente fondamentale perché fece da modello-apripista ad altri analoghi negli anni a venire (cioè un regista più giovane che racconta e intervista un collega già leggendario): vedi quello di Bogdanovich su Ford o quelli di Cameron Crowe su Wilder, Henry Jaglom su Welles, Tornatore su Rosi.

Il documentario è conciso, intenso, doverosamente applaudito nella Cannes del 2015. Parla con affetto e ammirazione dei due cineasti e ne ricostruisce i punti biografici di contatto, quelli che cementeranno un imprevedibile, sincero e saldo rapporto di amicizia, oltre che di stima. Da noi la voce del narratore, che è Mathieu Amalric per la Francia e Bob Balaban per i paesi anglosassoni, è quella di Pino Insegno. Entrambi gli autori sono critici cinematografici che non disdegnano lo sconfinamento dietro la macchina da presa: Kent Jones ha lavorato spesso con Scorsese, ha cosceneggiato Jimmy P. di Desplechin ed è il direttore del New York Film festival. Serge Toubiana è stato direttore dei Cahiers du Cinéma, ha scritto biografie su Truffaut e Pialat e collaborato a vari documentari biografico-cinematografici (su Truffaut, Huppert, Depardieu).

Massimo Lastrucci